In Italia sono oltre 1000 le esperienze di agricoltura sociale attive, con oltre 390 cooperative sociali che danno lavoro a 4 mila occupati e creano più di 200 milioni di euro di fatturato. L’agricoltura sociale rappresenta anche un approccio di responsabilità sociale d’impresa (CSR) e un contributo al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 Onu. Le esperienze mappate nelle province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza.
La legge 141/2015 definisce e delimita l’agricoltura sociale e ne individua quattro ambiti di azione:
– l’inserimento socio-lavorativo di soggetti svantaggiati o con disabilità
– servizi per le comunità locali attraverso l’agricoltura
– servizi terapeutici anche attraverso animali e coltivazioni
– educazione ambientale e alimentare, anche attraverso fattorie sociali e didattiche.
In Italia, secondo dati del ministero per le Politiche agricole
e forestali, sarebbero oltre 1000 le esperienze di agricoltura sociale attive, con oltre 390 cooperative sociali che danno lavoro a 4 mila occupati e creano più di 200 milioni di euro di fatturato.
L’agricoltura sociale rappresenta anche un approccio di responsabilità sociale d’impresa (CSR) e un contributo al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 Onu, nuovo riferimento di politiche e azioni di sostenibilità per imprese
ed enti pubblici: in particolare i Goals 2 (Zero Hunger), 8 (Economic Growth & Decent Work), 10 (Reduced Inequalities), 12 (Responsible Consumption & Production), 17 (Partnership for the Goals).
Pratiche di agricoltura sociale in tre province dell’Emilia- Romagna
Una recente mappatura sulle province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza – svolta a cura di Focus Lab nel 2017 nell’ambito del Laboratorio CSR Emilia-Ovest promosso dai relativi Comuni capoluogo, Province e CCIAA – ha individuato circa 100 casi-esperienze in corso di agricoltura sociale (AS). La maggioranza (89) ricade in attività agricole prevalentemente di educazione ambientale e alimentare (es. fattorie didattiche). Sono numericamente ancora minoritarie le esperienze di agricoltura sociale focalizzate sull’inclusione sociale, anche se di rilevanza qualitativa. Da quanto emerso dal campione dei 20 casi approfonditi sul totale delle esperienze mappate, le attività di inclusione ed educazione sono svolte sia da imprese profit che non profit, con diversi approcci, percorsi, livelli di applicazione e diverse tipologie di destinatari: persone con disabilità di varia natura o persone in situazioni di difficoltà con percorsi di recupero da varie dipendenze.
Co-progettazione multistakeholder per nuove pratiche di agricoltura sociale a Parma
Dopo la mappatura 2017, il progetto CSR Lab Emilia-Ovest ha previsto per il 2018 un Laboratorio dedicato di co- progettazione di progetti pilota di agricoltura sociale con 4 workshop per promuovere e valorizzazione buone pratiche. Come prima iniziativa si segnala un progetto di vendita di prodotti di eccellenza della filiera agro-alimentare locale e articoli in ottica di green economy, realizzato in collaborazione tra aziende agricole, aziende di altri settori che acquistano tramite i loro dipendenti prodotti confezionati da imprese sociali che includono persone disabili.
Un altro progetto è quello denominato AgroSvoltare Hub. Il progetto opera con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo sostenibile del territorio, impiegando metodi di coltivazione biologici in armonia con la natura e sostenendo l’inserimento sociale e lavorativo di rifugiati, richiedenti asilo, disoccupati e persone in difficoltà che desiderano ritrovare l’autonomia attraverso uno specifico programma di formazione agricola.
L’Hub, inserito nel Vivaio forestale Scodogna di Collecchio (Pr) produce agricoltura etica e biologica destinata alla vendita diretta e alla fornitura gratuita ad associazioni e mense sociali, per valorizzare la cultura agricola locale e condividere con il territorio modelli solidali di produzione e di consumo.
Oltre 15 persone in carico a Svoltare sono impegnate e formate nei lavori di agricoltura in terreni che hanno complessivamente un’estensione di 6 ettari coltivati a orto biologico e interamente lavorati a mano, in un frutteto con 300 alberi da frutta antica della biodiversità emiliana o nella produzione di miele biologico.
Guidati dagli esperti agronomi dell’azienda Stuard, azienda sperimentale di proprietà pubblica e dai formatori di Agriform Scarl, le persone in carico acquisiscono competenze professionali che vengono certificate secondo le normative regionali in materia di formazione professionale, per poi essere avviate in percorsi di inserimento lavorativo in aziende agricole del territorio.
Gli sviluppi futuri del progetto avranno tre direttrici:
– avvio di un secondo polo di produzione agricola in località Torrechiara (Val Parma)
– avvio nel polo di produzione agricola di Collecchio (Val Taro) di progetti specifici per persone disabili
– avvio di un laboratorio di trasformazione presso gli Istituti penitenziari di Parma nei quali conferire parte della produzione orticola e degli alberi da frutta per la produzione di conserve alimentari impiegando detenuti.
A queste attività, faranno seguito altri 4 workshop nel corso del 2019 per sviluppare nuovi progetti di agricoltura sociale in ottica di partnership.
