Dopo un lungo quanto dibattuto percorso decisionale e di dibattito con numerosi portatori di interesse, iniziato con discussione pubblica a seguito dell’introduzione del tema all’interno del Single Market Act nel 2011 e accompagnato da due risoluzioni dedicate, l’Unione Europea e la Commissione hanno adottato ad aprile 2014 la Direttiva per la cosiddetta “disclosure” obbligatoria delle informazioni non finanziarie da parte di alcune organizzazioni private, come strumento di trasparenza funzionale alla competitività e Responsabilità Sociale.
Si tratta di una decisione vincolante che entrerà in vigore non appena adottata dal Consiglio Europeo e pubblicata all’interno della Gazzetta ed obbligherà circa 6000 imprese di grandi dimensioni del continente, quotate e non, a produrre annualmente informazioni sui temi legati agli impatti ambientali, sociali, al rapporto con i dipendenti e gli stakeholder del territorio, da integrare al bilancio di gestione aziendale tradizionale. Sarà inoltre compito della Commissione Europea la realizzazione di Linee Guida dedicate alla chiarificazione delle modalità di adempimento.
In sostanza, si obbligano le aziende con più di 500 dipendenti e altre realtà designate in via discrezionale sulla base delle attività svolte, a realizzare un Bilancio di Sostenibilità. In questi termini si lascia a tali organizzazioni una certa libertà di azione sulle modalità di espletamento di quest’obbligo: spetterà infatti alle organizzazioni decidere se realizzare un supporto integrato al bilancio o un documento separato e quale standard utilizzare, se di rango internazionale (GRI, ISO26000) o nazionale (ad es. German Sustainability Code).
La ratio della norma è innanzitutto quella di aumentare il grado di rendicontazione non finanziaria all’interno delle grandi realtà industriali europee, considerando che nel 2014 meno del 10% delle grandi aziende (circa 2500) produceva informazioni coerenti con un’accountability in ottica di sostenibilità. Questo dato fa ritenere l’approccio volontario alla disclosure non finanziaria non sufficiente, da qui la necessità di affiancare una norma vincolante, almeno per una parte del sistema imprenditoriale. In secondo luogo, l’Unione Europea punta ad omogeneizzare il contesto normativo dedicato, molto variabile tra i vari Stati membri; su questo punto, paesi come Danimarca, Spagna, Inghilterra e Svezia hanno già adottato norme nazionali che vanno oltre le prescrizioni della Direttiva in questione.
Il problema più dibattuto che può derivare dalla obbligatorietà della rendicontazione, ovvero l’appesantimento amministrativo (il cosiddetto administrative burden), è ridotto dal fatto che l’obbligo è circoscritto alle imprese molto grandi, all’interno delle quali si presume esistano già sistemi di raccolta dei dati e processamento delle informazioni, e che quindi il costo aggiuntivo possa essere considerato trascurabile, stimato in circa 5000€ annui in media per singola impresa.


sulle Information and Communication Technologies (ICT), cofinanziato dalla Comunità Europea nell’ambito del Settimo programma Quadro.

