Valutazione delle performance di Sostenibilità dei sistemi urbani e territoriali

 

Nell’ambito delle politiche dell’Unione Europea, una Smart City, o Città Intelligente, è un modello di città che dovrebbe caratterizzarsi sostanzialmente per alcune caratteristiche di fondo: impiego diffuso e innovativo delle tecnologie per l’informazione e comunicazione (ICT), dell’economia, dei servizi per la qualità della vita, della mobilità, dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili (Connected Smart City); adozione di nuove forme di organizzazione e relazioni sociali (Human Smart City e Social Innovation) rispetto a pratiche consolidate e nuove frontiere di benessere psico-fisico; capacità di creare nuove opportunità di sviluppo economico e lavoro a livello urbano.

Già nel 2007, l’Unione Europea e la comunità scientifica hanno individuato varie dimensioni di intervento che possono caratterizzare una Smart City e su cui è possibile effettuare azioni di misurazione attraverso appositi KPIs e Indicatori. Nel tempo, anche a livello nazionale, queste azioni di misurazione delle performance di sostenibilità e smartness dei sistemi urbani si sono raffinate, per giungere infine alle più recenti esperienze di utilizzo degli indicatori ONU legati all’Agenda 2030 e ai 17 SDGs applicati alle città. 

Come Focus Lab, siamo esperti nella valutazione delle performance di Sostenibilità dei sistemi urbani, con vari strumenti di analisi e misurazione quantitativa e qualitativa, utilizzando KPIs e altri sistemi di indicatori. Affianchiamo l’attività tecnica con approcci di Engagement in presenza, come focus group e workshops per raccogliere informazioni e approfondire i vari tematismi e ci occupiamo della redazione conclusiva di Report e documenti di rendicontazione dedicati.

Negli ultimi 20 anni, abbiamo realizzato diverse attività di valutazione per singoli Comuni, unioni di Comuni, Province e Regioni, utilizzando indicatori su aspetti Economici, Ambientali e Sociali, basandoci su riferimenti internazionali com Agenda 21, gli Aalborg Commitments, Agenda Urbana Europea e più recentemente Agenda 2030. 

Offriamo un supporto continuativo all’Amministrazione lungo tutto il ciclo di vita del progetto, valutando gli obiettivi e gli ambiti di indagine, coordinando la raccolta e l’elaborazione delle informazioni, gestendo l’attività di reporting e di comunicazione. 

 

 

Agenda 2030. Le prime esperienze degli Enti Locali

 

Agenda 2030 Onu, approvata nel 2015 da 193 Paesi, definisce 17 Obiettivi per lo sviluppo sostenibile – Sustainable Development Goals (Sdg) al 2030, declinati in 169 targets. I 17 Sdg riguardano ambiti di sostenibilità economici, sociali e ambientali e consentono di creare impatti positivi con un’applicazione locale e globale. Sono scalabili, hanno un livello di applicazione globale e locale, e soprattutto sollecitano un approccio di azione multi-stakeholders, con un ruolo attivo di governi, enti pubblici locali, imprese di varie dimensioni e società civile. Gli Sdg costituiscono una nuova piattaforma strategica di ispirazione per nuove politiche pubbliche e azioni di sostenibilità orizzontale-intersettoriale, maggiormente integrate nelle dimensioni economiche, sociali e ambientali.


Azioni locali ?

E le pubbliche amministrazioni italiane verso gli Sdg? Per promuovere e capire se e cosa si sta facendo, il Coordinamento Agende 21 Locali italiane ha promosso recentemente un’indagine conoscitiva, realizzata da Focus Lab, con l’obiettivo di rilevare in modo aggiornato il pro lo e le esperienze in ottica Sdg di un campione di enti locali associati al Coordinamento, come occasione per informare e raccogliere indicazioni di supporto a nuove iniziative di stimolo nel contesto pubblico italiano sul tema degli Sdg come enti pubblici.

L’indagine si è focalizzata su 3 Sdg ritenuti rilevanti rispetto alle caratteristiche e alle attività degli enti locali del Coordinamento A21L: Energia pulita ed accessibile (Sdg7), Città e comunità sostenibili (Sdg11) e Azioni di mitigazione e adattamento rispetto al Clima (Sdg13). L’indagine, realizzata nel mese di settembre 2017, mediante una survey proposta ai circa 100 enti locali aderenti al Coordinamento, ha visto la partecipazione di 24 enti di 9 regioni (83% Comuni, 16% Province e Regioni. 80 % le amministrazioni del nord est e del nord ovest, 12 % del centro e 8% del sud).


Gli impegni in corso

La conoscenza e consapevolezza dell’Agenda 2030 e dei 17 Sdg è ancora in fase iniziale nella gran parte delle pubbliche amministrazioni associate.

Sdg7 – Energia
Sull’Obiettivo 7 (assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, a dabili, sostenibili e moderni), gli enti locali partecipanti indicano di aver avviato progetti o strategie per aumentare la quota di energie rinnovabili nel mix energetico globale entro il 2030 (89%). Altre azioni sono indirizzate a migliorare signi cativamente l’e cienza energetica (90%). Operativamente queste policy sono attuate principalmente tramite i PAES (Piano di azione per l’energia sostenibile – Patto dei sindaci), facilitazioni all’accesso al credito per e cienza energetica e rinnovabili e progetti europei. 
Dal punto di vista delle collaborazioni, queste attività sono realizzate per circa il 50% in partnership con altri soggetti locali, in primis Università (80%), scuole di diverso grado e associazioni ambientaliste (50%).

Sdg11 – Città sostenibili
L’analisi sul Goal 11 (rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi,
sicuri, duraturi e sostenibili) indica come la quasi totalità dei partecipanti all’indagine sia già almeno in parte attiva nell’attuazione di azioni coerenti in ottica di salvaguardia del patrimonio culturale, sulla riduzione degli impatti ambientali nelle città, e sulla protezione e sviluppo del capitale naturale sui territori.
Sono numerose anche le attività riguardanti la riquali cazione urbanistica (71%) e l’accesso a trasporti più sostenibili (59%). Sono invece il 24% gli enti locali attivi sui temi dell’accesso all’alloggio e a servizi di base adeguati. Da questi dati emerge un trend orientato alla promozione di uno sviluppo dei sistemi urbani con maggiori criteri di sostenibilità ambientale e sociale.
Dal punto di vista dei progetti messi in campo, si punta sulla realizzazione di azioni di riquali cazione urbanistica, creazione di parchi agro-paesaggistici e sullo sviluppo di progetti europei ad hoc, oltre all’utilizzo dei fondi strutturali Por-Fesr-Fse. La maggioranza delle attività (67%) sono realizzate attraverso varie forme di collaborazione, principalmente con associazioni ambientaliste (75%), associazioni di volontariato e Università (67%).

Sdg13 – Cambiamenti climatici
Rispetto al Goal 13 (adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze), si punta principalmente sull’integrazione di azioni di contrasto/mitigazione del cambiamento climatico all’interno delle policy degli enti locali (88%), parallelamente ad attività di educazione e diffusione della consapevolezza sui temi (83%). Restano meno esplorati i progetti sul miglioramento degli aspetti legati alla resilienza e all’adattamento al Climate Change, dove risultano attivi il 59% degli enti locali partecipanti. I progetti su questo obiettivo raccolgono sperimentazioni nell’ambito di progetti europei (es. Interreg), così come programmazioni locali ad hoc (Paesc e progetti regionali di mitigazione ed adattamento), oltre a programmi di educazione ambientale focalizzati sul tema dei cambiamenti climatici. Anche in questo caso le azioni sono condotte in partnership (59%), in particolare con scuole di diverso grado (77%), associazioni ambientaliste (69%) e associazioni di volontariato (46%).


Priorità di breve e medio termine

Dal punto di vista delle priorità degli enti locali partecipanti all’indagine rispetto allo sviluppo di attività in linea con gli Obiettivi Onu al 2030, emergono come prioritari i temi-ambiti di tipo ambientale, in particolare: acqua (Sdg6), cambiamenti climatici (Sdg13), conservazione degli ecosistemi terrestri (Sdg15), tutela delle acque (Sdg6).
A seguire, priorità sulla dimensione sociale ed economica salute e benessere (Sdg3), energia (Sdg7) e innovazione e industrializzazione (Sdg9).
La minore preferenza è assegnata agli obiettivi 1 e 10, relativi rispettivamente alla riduzione delle povertà e alla eliminazione delle varie forme di diseguaglianza, ambiti che su scala italiana e locale non prevedono emergenze di rilievo.


Strumenti di attuazione dell’Agenda 2030-Sdg

Rispetto alla piani cazione e gestione di piani in ottica Agenda 2030, una parte limitata del campione (18%) ha previsto durante la legislatura corrente un Piano di azione locale dedicato ai 17 Sdg – Agenda 2030. Sono però utilizzati vari strumenti di gestione per integrare e raggiungere gli Sdg nelle policy urbane, come progetti europei, Paes, Pums, Laboratori di rigenerazione urbana.
Da segnalare anche la quota rilevante di chi risponde con indecisione rispetto a questo aspetto (35%), indicando di non sapere con certezza della presenza futura di una piani cazione dedicata all’Agenda 2030.


Casi di progetti in corso in ottica Sdg

Rispetto ai 3 Sdg analizzati nell’indagine, si segnalano diverse azioni e progetti speci ci in corso da parte degli enti locali partecipanti, che evidenziano per il momento vari progetti in partnership su scala locale ed europea, anche se non ancora coordinati e comunicati come processi Agenda 2030. Sebbene gli Sdg siano ancora poco conosciuti e promossi a livello di enti pubblici e imprese, tuttavia le iniziative in corso iniziano ad aumentare (es. Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, attività di Asvis, singole Regioni, singole imprese). Gli Sdg rappresentano un riferimento-benchmark di comparazione e valutazione su obiettivi di sostenibilità globali-locali e un’opportunità per attivare nuove partnership multi-stakeholder sui territori con una combinazione di strumenti gestionali nuovi e consolidati per azioni di innovazione sostenibile.

Walter Sancassiani, Loris Manicardi

 

 

Progetto UE Ruggedised – Parma Futuro Smart

 

Il Comune di Parma partecipa al progetto europeo “Ruggedised”, il titolo è un acronimo che sta per – Rotterdam, Umea and Glasgow: Generating Exemplar Districts In Sustainable Energy Deployment.

Il significato del termine “Ruggedised” è quello di essere progettato o migliorato per essere robusto o resistente agli urti. Le soluzioni implementate dalle città in questo progetto renderanno le città resilienti, quindi capaci di reagire e migliorarsi in termini di smart city.

Il progetto ha una durata di 5 anni dal 2016 al 2021 e coinvolge 34 partner in 8 Stati membri dell’Unione Europea (Olanda, Gran Bretagna, Svezia, Italia, Polonia, Repubblica Ceca, Austria, Germania).

Focus Lab è stato coinvolto dal Comune di Parma per supportare il progetto, attraverso le seguenti attività:
• Impostare e facilitare un percorso di Stakeholder Engagement di accompagnamento alle varie fasi di lavoro previste dal progetto Ruggedised;
• Sperimentare modalità Smart di coinvolgimento e collaborazione off-line e on-line di vari Stakeholders;
• Fare emergere pratiche-progetti in ottica “Smart City inconseciai-nicnformale” di vari Stakeholders di Parma.

Sito web Progetto Interreg Ruggedised UE

Sito web Progetto Parma Futuro Smart 

Misurare lo Sviluppo Umano, il Benessere e la Qualità della Vita sostenibile

 

Sviluppo Umano e sistemi di contabilizzazione del benessere

Cosa significa benessere? Come si misura lo Sviluppo Umano delle nazioni e dei territori? Quali aspetti deve contemplare un’analisi quantitativa su questi concetti mutevoli e multiformi per definizione? 

Le riflessioni condotte, tra gli altri, da Amartya Sen e le sperimentazioni ONU sul tema dello Sviluppo Umano a partire dagli anni ’80, hanno contribuito a rafforzare la consapevolezza della natura multidimensionale del benessere, che integra necessariamente aspetti di qualità sociale, protezione-miglioramento ambientale, elementi culturali e di qualità della Governance, allo sviluppo economico, in una prospettiva non solo complessiva-nazionale ma che consideri in parte anche la dimensione individuale. 

Sul fronte operativo, è ampiamente condiviso che gli indicatori macroeconomici tradizionali, come tra gli altri il Prodotto Interno Lordo, risultano inadeguati ad assolvere ad un compito complesso di combinazione multidimensionale di diversi fattori, orientato ad indicare la generazione o la distruzione di benessere, in chiave di Sviluppo Sostenibile. È sempre più necessario, quindi, operare uno sforzo condiviso di integrazione-affiancamento dei parametri tradizionali a nuovi approcci, ambiti, parametri indicatori. 

Parallelamente allo sviluppo di nuovi percorsi di contabilizzazione alternativa del benessere dei livelli nazionali e regionali, anche organizzazioni territoriali come le imprese, le associazioni imprenditoriali e i livelli locali di governo hanno avviato sperimentazioni orientate ad ampliare la batteria di strumenti di misura e controllo di parametri alternativi rispetto alla redditività puramente economica di attività e investimenti.


Il contesto a livello internazionale e nazionale

L’approccio allo sviluppo condiviso a livello globale di strumenti di indagine quantitativa di benessere e Sviluppo Sostenibile nasce dalla consapevolezza che “il cosa si misura influenza il cosa si fa”, ovvero che l’oggetto degli sforzi di misura statistica può orientare positivamente gli spazi di azione e le scelte politiche dei livelli di governo nazionale e locale dei singoli paesi, come anche di imprese e organizzazioni private in generale. 

L’importanza globale di questo tema è testimoniata inoltre dal coinvolgimento e impegno diretto delle maggiori organizzazioni internazionali (Onu e Ocse tra gli altri) e tutti i principali enti ufficiali di ricerca statistica nazionali, tra i quali l’Istat, che peraltro si pone come una delle organizzazioni maggiormente attive sul panorama delle collaborazioni internazionali, prendendo parte ai più avanzati progetti di sviluppo di metriche globali.

Un primo sviluppo delle sperimentazioni su scala internazionale ha avvio con il Programma ONU per lo Sviluppo Umano (UNDP), nell’ambito del quale viene realizzato lo Human Development Index, un indice multidimensionale per la misura dello Sviluppo Umano che trova una applicazione annuale nello Human Development Report.
A questo si aggiunge l’approvazione degli 8 Obiettivi del Millennio (MDG) nel 2000, dal 2015 aggiornati in 17 Sustainable Development Goals, che prevedono gruppi di lavoro di delegati degli uffici statistici nazionali e internazionali deputati allo sviluppo di indicatori di misura affidabili per il monitoraggio degli avanzamenti sui temi-obiettivi.

Anche l’OCSE ha da tempo avviato un importante lavoro sul tema della misura dello sviluppo sociale, culminato con la sottoscrizione della Dichiarazione di Istanbul del 2007, sottoscritta da un numero molto ampio di soggetti istituzionali globali, tra i quali UE e ONU, che ha dato avvio al Global Project on Measuring the Progress of Societies, all’interno del quale l’ex Ministro Giannini ha ricoperto un ruolo di rilievo. Da questo sforzo progettuale, nasce nel 2011 il Better Life Index, un indice di misura del benessere su scala nazionale, composto da 11 dimensioni di tipo economico, sociale, ambientale, culturale e di percezione soggettiva. 

Su scala europea, a partire dalla conferenza “Beyond GDP e dalla conseguente Comunicazione della Commissione “Non solo PIL, pubblicata nel 2010, è stato avviato un processo di introduzione di indicatori informativi condivisi di monitoraggio del benessere / Sviluppo Umano all’interno del Sistema Statistico Europeo (ESS), ad integrazione del processo di formazione dei conti nazionali dei paesi membri. 

Su scala nazionale, sono diversi i paesi che hanno avviato processi di approfondimento e sviluppo di set di indicatori integrativi: tra questi spicca il caso francese, con il progetto-rapporto “Pil, benessere e politiche, realizzato dalla celebre Commissione Sen, Stglitz e Fitoussi, che individua 8 dimensioni principali, attraverso le quali spostare l’attenzione dalla produzione economica alla creazione di benessere per le persone. 

Da questo e da altri progetti trae spunto la principale iniziativa realizzata su scala nazionale, il Rapporto annuale Benessere Equo e Sostenibile in Italia (BES), giunto alla 2ª edizione 2015, che contempla declinazioni su scala provinciale (Bes delle Province) e urbana (UrBes). BES si articola in 12 domini di indicatori, co-definiti in un ampio processo di condivisione con i principali Stakeholders della società italiana. 


Dalla scala nazionale agli approcci territoriali e di impresa

Anche il mondo delle imprese svolge da tempo un ruolo attivo nello sviluppo di riflessioni e sperimentazioni relative alla rendicontazione in chiave di Sostenibilità / Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR/RSI) delle performance  delle organizzazioni secondo una logica ESG (Environmental, Social and Governance) come leva per migliorare il profilo in ottica di trasparenza, Rating di Sostenibilità per gli investitori finanziari, qualità dell’informazione a disposizione del management e come base di dialogo con gli Stakeholders. 

In quest’ambito, spicca il progetto GRI (Global Reporting Initiative), come principale riferimento internazionale per la misurazione quantitativa e qualitativa degli impatti su ambiti economici, ambientali e sociali, per la realizzazione di Bilanci di Sostenibilità con criteri di qualità e set di indicatori standardizzati. Lo standard, recentemente aggiornato alla quarta versione (G4), indica in apposite Linee Guida, la procedura di rendicontazione e le modalità di utilizzo di oltre 100 indicatori su vari ambiti CSR, tra cui 16 indicatori su Benessere dei dipendenti e Qualità del Lavoro, 12 indicatori sul tema dei Diritti Umani e 11 indicatori su aspetti legati allo sviluppo-benessere del Territorio. 

Un altro progetto importante, sempre di respiro internazionale, è il Global Compact, una piattaforma-network di imprese su scala globale, che si articolano in gruppi nazionali, impegnate nel miglioramento rispetto a 10 principi di Sostenibilità. Il Global Compact ha nel tempo dimostrato una notevole tensione al posizionamento delle imprese come attore chiave per il perseguimento di obiettivi di Sostenibilità nelle principali iniziative globali (SDGs, COP, ecc.).  L’adesione al Global Compact prevede la rendicontazione periodica del miglioramento delle performance aziendali rispetto ai 10 punti. 

Sul fronte nazionale, sono stati realizzati diversi tentativi di declinare, a livello territoriale, set di indicatori di Sostenibilità, con scopi differenti: 

CSR Manager Network ad esempio, ha sviluppato con Istat il progetto “Oltre il Dato Finanziario”, volto a misurare il benessere collettivo generato dalle attività di un gruppo di imprese appartenenti alla rete, attraverso l’utilizzo standardizzato di un set di 10 indicatori, frutto di una armonizzazione tra parametri utilizzati da Istat e GRI. 

Analogamente, Impronta Etica, network di grandi imprese cooperative del territorio emiliano impegnate sui temi della Sostenibilità, ha realizzato una ricerca denominata “Impresa, Sostenibilità e Lavoro – creare benessere per il territorio”, che punta a misurare l’impatto positivo su scala territoriale delle attività di RSI realizzate dalle imprese. 

Un altro approccio, utilizzabile da imprese per misurare l’impatto di singole attività o investimenti dal punto di vista della redditività complessiva (non solo economica, ma anche ambientale e sociale), è quello dello SROI – Social Return On Investment – una metodologia che quantifica il valore extra-finanziario generato attribuendo una serie di valori-proxy ad attività che normalmente non vengono considerate nelle procedure tradizionali in quanto prive di valore di mercato.  

 

Repertorio-Mappatura di 100 pratiche di Agricoltura Sociale

 

La Ricerca “Repertorio-Mappatura di 100 pratiche di Agricoltura Sociale” è stata svolta all’interno del progetto “Laboratorio Imprese per la Responsabilità Sociale (CSR/RSI) – Emilia-Ovest” 2017-2019. L’iniziativa della Regione Emilia-Romagna è volta alla promozione della CSR sui territori, e ha previsto una collaborazione tra Comuni, Province e Camere di Commercio di Reggio Emilia, Parma e Piacenza nell’ambito di un percorso triennale di attività ed incontri. 

Il progetto ha previsto una fase iniziale di ricerca-mappatura di buone pratiche di RSI in corso a livello delle tre province coinvolte. 
Le attività di mappatura hanno interessato quattro ambiti di Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR), sui quali si sono sviluppati le successive attività dei laboratori tematici di co-progettazione e visite aziendali sul 2018 e 2019: Diversity Management, Welfare Aziendale, Sostenibilità ambientale e Agricoltura Sociale.

La presente ricerca si concentra sul tema dell’Agricoltura Sociale, che vede ampie connessioni con gli aspetti della CSR, e mira a raccogliere alcune delle esperienze in corso sulle tre province coinvolte nel progetto. Dal totale di 100 casi-esempi individuati sono state successivamente selezionate e approfondite 20 esperienze rilevanti.

 

Survey su pratiche di Welfare Aziendale in una rete di imprese

 

Focus Lab ha supportato la realizzazione di una ricognizione di pratiche di Welfare Aziendale in corso in 17 aziende appartenenti all’Associazione Aziende Modenesi per la RSI.

Obiettivi:
• Approfondire e condividere aggiornamenti su Welfare Aziendale con gli
• Dare continuità ai risultati dell’indagine conoscitiva svolta durante il 2016
• Fornire una Guida snella/Vademecum di elenco di servizi di Welfare Aziendale per le imprese dell’Associazione

Risultati – prodotti realizzati:
• Indagine-Survey 2017 su pratiche di Welfare Aziendale tra le aziende associate
- 17 imprese coinvolte
- 87 azioni di Welfare Aziendale 2017
• MiniGuida operativa ai Servizi di Welfare Aziendale per le aziende associate 
(40 possibili servizi)

 

 

Focus Lab tra le prime aziende in Italia ad ottenere la Certificazione internazionale BCorp

 

Dal 25 marzo scorso Focus Lab è ufficialmente una B Corp™ certificata, ovvero una organizzazione che “utilizza la propria attività economica come una forza per generare effetti positivi” – Using business a a force of good, nella forma ufficiale in inglese.

La certificazione, sviluppata e gestita dal 2008 dall’associazione no-profit statunitense BLab, ha come obiettivo quello di selezionare e certificare le imprese profit che si distinguono nella gestione sostenibile del business rispetto a cinque ambiti prioritari: ambiente, dipendenti, clienti, comunità, governance.

La sigla “B Corp” sta infatti per “Benefit Corporation”, dove per benefit si intende, nel significato inglese, il “beneficio” che l’impresa (corporation) opera generando valore per la società.

Come Focus Lab, abbiamo ottenuto la certificazione raggiungendo i requisiti imposti dallo standard per poter dimostrare di generare un impatto positivo rispetto ai cinque ambiti chiave. Questo ci ha consentito di formalizzare attraverso una procedura riconosciuta a livello mondiale quello che è da 15 anni la mission della nostra azienda, ovvero generare valore sostenibile e innovazione per le imprese, gli enti pubblici e le organizzazioni no profit, promuovendo progetti e ricerche sui temi della Sostenibilità.

Ma come abbiamo ottenuto il marchio BCorp?

L’iter di certificazione è avvenuto attraverso una serie di step successivi:

Il primo passaggio, il più importante, è consistito nella analisi quantitativa delle performance dell’azienda rispetto ai principali parametri in gioco (ambiente, dipendenti, clienti, comunità, governance), che viene denominata B Impact Assessment. Questa analisi viene effettuata in modo guidato all’interno di una piattaforma web dedicata e genera un punteggio aggregato che consente di accedere ai passaggi successivi di certificazione solo ottenendo il minimo di 80.

Focus Lab ha ottenuto complessivamente 97 punti, distinguendosi in particolar modo nell’ambito degli impatti sulla comunità, dove ha totalizzato un punteggio triplo rispetto alla media delle imprese certificate.

Dopo la valutazione iniziale, la certificazione si è perfezionata attraverso l’invio di informazioni e documenti specifici richiesti dell’ente certificatore, che ha verificato così le informazioni fornite in fase iniziale.

Come passaggio conclusivo, per garantire la continuità degli impegni che contraddistinguono il marchio, all’impresa è richiesto di formalizzare questi impegni all’interno dello statuto, modificando la parte dell’oggetto societario entro un anno dal conseguimento della prima certificazione.

BCorp ha una validità di due anni, al termine dei quali dovrà essere realizzato nuovamente il B Impact Assessment, con la condizione di raggiungere nuovamente la quota minima di 80 punti.

Perchè lo abbiamo fatto?

Il sistema di analisi che conduce all’ottenimento del marchio BCorp ci consente di avere un quadro semplice ma quantitativamente preciso delle prestazioni della nostra azienda sugli ambiti di sostenibilità.

A questo valore di conoscenza, che sta alla base del miglioramento che vogliamo imporci nei prossimi anni per continuare ad ottenere il marchio, è associato un tema di trasparenza, che consiste nella possibilità da parte di chiunque, di accedere alle nostre performance pubblicate sul sito web di BCorp.

L’affidabilità del processo di certificazione, oltre che dalla nostra esperienza diretta, è testimoniato dalla continua espansione del marchio, che ha raggiunto 130 settori industriali.

Essere certificati ci consente inoltre di entrare a far parte di una comunità globale di oltre 1600 aziende provenienti da quasi 50 paesi del mondo, tra le quali figurano alcune delle principali organizzazioni di riferimento nel nostro settore, come l’agenzia inglese SustainAbility. Poterci confrontare in termini quantitativi con le prestazioni di queste imprese ci offre la possibilità di avere un benchmark di scala internazionale sui temi di sostenibilità.

A livello italiano, infine, possiamo affermare di essere tra le prime ad avere ottenuto questa certificazione. Sono infatti solo 13, ad oggi, B Corporations su scala nazionale. Con queste vogliamo allacciare rapporti orientati allo scambio reciproco di conoscenze ed esperienze.

Sempre sul piano nazionale, l’ultima legge di stabilità 2015 ha istituito ufficialmente la categoria delle Società Benefit (artt. 376 e ss.), che trae ispirazione dal progetto BCorp e fa dell’Italia il secondo paese al mondo dopo gli Stati Uniti a recepire questa tipologia societaria.

Su questo punto tuttavia è necessario fare chiarezza: il riconoscimento di società benefit ai sensi della normativa italiana e la certificazione BCorp rilasciata da parte di BLab restano due percorsi distinti; tuttavia, la certificazione BCorp facilita notevolmente il percorso per la transizione verso la società benefit.

La normativa, infatti, indica i requisiti necessari per ottenere l’accesso della propria impresa in questo tipo di tipologia: tra questi vi sono l’obbligo di dimostrare e rendicontare annualmente una o più attività realizzate in grado di generare impatti positivi sui principali stakeholders e l’obbligo di inserire in modo formale questo impegno all’interno dello statuto societario: due attività che chi è certificato BCorp ha già realizzato.

In conclusione, BCorp ci consente di comunicare in modo sintetico ed affidabile, con un marchio di livello mondiale, l’impegno che contraddistingue la nostra attività di supporto, progettazione e ricerca sui temi della Sostenibilità, offrendoci la possibilità di dimostrare la coerenza delle nostre attività di impresa con i valori che cerchiamo di trasmettere e portare avanti con i nostri progetti.

Modena, 5 aprile 2016