1a Indagine sui Fabbisogni di Welfare Aziendale-Territoriale su 500 Dipendenti di aziende della provincia di Modena

 

La ricerca, svolta nel mese di aprile 2018 nell’ambito del progetto Rete Welfare Aziendale-Territoriale di Modena, ha coinvolto 472 dipendenti di imprese di varie dimensioni, rappresentative di 13 settori produttivi del territorio modenese, ed ha indagato i fabbisogni loro e delle loro famiglie di Servizi di Welfare Aziendale.

Si è trattato della prima indagine in provincia di Modena e in Emilia-Romagna sul tema promossa da un Ente pubblico, e costituisce una base conoscitiva di supporto alla Rete di imprese per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di Servizi di Welfare Aziendale e per co-progettare nuove azioni di miglioramento del benessere dei dipendenti e delle loro famiglie.

L’indagine è stata realizzata nell’ambito del nuovo progetto “Rete Welfare Aziendale-Territoriale Modena”, promosso dal Comune di Modena, Assessorato al Welfare e Coesione Sociale, in partnership con la provincia di Modena. Il progetto vede il finanziamento della Regione Emilia-Romagna e l’adesione ufficiale di Camera di Commercio di Modena, CNA e Confesercenti.

 

1° indagine su Welfare Aziendale-Territoriale nel territorio modenese: 
fabbisogni e servizi per dipendenti e imprese in rete

 

La ricerca, svolta nel mese di aprile 2018 nell’ambito del progetto Rete Welfare Aziendale-Territoriale di Modena, ha coinvolto 50 Responsabili Risorse Umane e 472 dipendenti di imprese di varie dimensioni, rappresentative di 13 settori produttivi del territorio modenese.

Si tratta della prima indagine in provincia di Modena e in Emilia-Romagna sul tema promossa da un Ente pubblico, e costituisce una base conoscitiva di supporto alla Rete di imprese per facilitare il l’incontro tra domanda e offerta di Servizi di Welfare Aziendale e per co-progettare nuove azioni di miglioramento del benessere dei dipendenti e delle loro famiglie.


C
ontesto – La Rete Welfare Aziendale-Territoriale Modena

L’indagine è stata realizzata nell’ambito del nuovo progetto “Rete Welfare Aziendale-Territoriale Modena”, promosso dal Comune di Modena, Assessorato al Welfare e Coesione Sociale, in partnership con la provincia di Modena. Il progetto vede il finanziamento della Regione Emilia-Romagna e l’adesione ufficiale di Camera di Commercio di Modena, CNA e Confesercenti (www.comune.modena.it/welfare/welfare-aziendale).

La Rete, attivata nel 2017, è uno strumento-laboratorio volto a promuovere un Welfare integrato e favorire l’incrocio tra domanda di servizi di Welfare Aziendale per dipendenti di imprese e loro famiglie, con l’offerta di servizi da parte di altre imprese, enti pubblici e organizzazioni no-profit del territorio modenese.

Il progetto è condotto con il supporto e il coordinamento tecnico di Focus Lab, e prevede un percorso di attività di aggiornamento, visite aziendali, laboratori di confronto di pratiche di Welfare e di co-progettazione con sperimentazione concreta di servizi di Welfare Aziendale a “Km0” in particolare per Piccole e Medie Imprese e loro dipendenti.

Le attività svolte si basano su un approccio multistakeholder. Ad oggi aderiscono e partecipano attivamente oltre 70 attori, tra cui imprese di varie filiere, associazioni imprenditoriali, imprese sociali, organizzazioni sindacali, centri di formazione, reti di imprese, associazioni di volontariato, Università di Modena e Reggio, Fondazioni, Comune di Modena.


Ambiti di indagine e modalità di rilevazione

L’indagine realizzata si è basata su due livelli:
1. coinvolgimento diretto dei Responsabili HR del campione di 50 imprese che hanno deciso di partecipare alla survey.
2. Coinvolgimento di 470 dipendenti di imprese che hanno voluto ascoltare il parere dei loro collaboratori.

Allo scopo è stato utilizzato un apposito questionario online, dedicato a rilevare le pratiche in corso, gli obiettivi futuri e le condizioni di miglioramento dal punto di vista degli HR. Contestualmente, è stato chiesto agli stessi Responsabili di inviare ad un campione di dipendenti un secondo questionario, al fine di rilevare i fabbisogni di Welfare Aziendale interni e le preferenze rispetto alla modalità di fruizione dei servizi.

Le aree di indagine hanno riguardato complessivamente 7 ambiti: Convenzioni e Sconti (Cost Saving); Servizi Salva-Tempo (Time Saving); Conciliazione Vita-Lavoro (Work-Life Balance); Previdenza e Sanità; Servizi alla Persona (People Care); Sviluppo delle competenze dei dipendenti; Welfare Territoriale.

Ciascuna di queste aree era costituita da una serie di servizi concreti di Welfare Aziendale, componendo complessivamente un “universo” di 50 soluzioni totali.


Risultati dell’Indagine. Pratiche in corso, fabbisogni dei dipendenti, sviluppi futuri

In generale, le aziende del campione analizzato dimostrano una discreta varietà di azioni di Welfare messe in campo, coprendo con almeno un servizio a disposizione dei dipendenti mediamente tra le 3 e le 4 aree su 7 totali. Dal punto di vista della “intensità”, ovvero del numero di servizi attivati rispetto ai 50 complessivi, emerge una media del campione pari a 7.

Tra le pratiche di Welfare Aziendale in corso nelle 7 aree nelle aziende del campione prevalgono le soluzioni “Cost Saving” (Convenzioni e Sconti), dove il 68% delle imprese ha attivato almeno un servizio, ma anche lo “Sviluppo delle competenze dei dipendenti” (62%) e la “Conciliazione Vita-Lavoro” (60%). Meno utilizzate risultano invece le attività di People Care (Servizi alla Persona).

Guardando ai singoli servizi attivati, spiccano in particolare la formazione oltre gli obblighi normativi (58%), la flessibilità degli orari di ingresso/uscita (56% del campione), la fornitura di buoni pasto (38%), la “Ricezione e consegna pacchi da corrieri in azienda” (34%).

Figura 1 – Pratiche in corso da parte delle aziende del campione rispetto alle 7 aree di indagine. I dati indicano il numero (e la percentuale) di aziende che hanno attivato almeno un servizio di Welfare Aziendale su una specifica area.

 

I Responsabili HR intervistati percepiscono per il 76% come “bassa o intermedia” la conoscenza dei propri dipendenti rispetto ai servizi già messi in pratica; allo stesso tempo, la percezione di apprezzamento di questi servizi è giudicato pienamente soddisfacente da appena il 26% dei responsabili HR.

Gli impatti del Welfare sono valutati come significativamente positivi in particolare per quanto riguarda il miglioramento della soddisfazione dei lavoratori e del clima aziendale, così come per il miglioramento della reputazione / immagine aziendale. Gli impatti sono invece percepiti come meno rilevanti sul piano del contenimento del costo del lavoro tramite incentivi fiscali dedicati e sulla capacità di fidelizzare i dipendenti e attrarre i migliori talenti.

Tra le condizioni di miglioramento indicate, risultano dominanti gli aspetti economici (maggiori incentivi fiscali e risorse economiche interne disponibili), ma anche la disponibilità di risorse umane e tempo, così come la possibilità di entrare a far parte di reti o alleanze con altre imprese del territorio.

 

Figura 2 – Condizioni di miglioramento indicate dai Responsabili Risorse Umane del campione di aziende coinvolte per l’evoluzione dei servizi di Welfare Aziendale esistenti.

 

Obiettivi di sviluppo futuri indicati dai Responsabili Risorse Umane

Per le priorità future, le Convenzioni-Sconti si confermano le soluzioni più interessanti per le aziende; a seguire, People Care, Servizi Salva-Tempo e Welfare territoriale (dove le pratiche in corso sono meno numerose).

Tra i singoli servizi, quello ritenuto maggiormente prioritario è l’attivazione di Corsi di formazione per i dipendenti oltre gli obblighi normativi (48% delle aziende); a seguire sono indicati come importanti in ottica futura anche l’aumento della flessibilità degli orari (28%) e la sperimentazione di pratiche di Smart Working (26%), o azioni “People Care” come i servizi di Baby Sitting a domicilio e Programmi di prevenzione sui temi della salute sul luogo di lavoro (28% ciascuno).

 

Figura 3 – 15 servizi prioritari in ottica futura da parte delle aziende del campione. I dati indicano la percentuale di aziende che hanno in programma di attivare i servizi di Welfare Aziendale indicati.

 


I fabbisogni di Welfare Aziendale indicati dai dipendenti

I 472 dipendenti coinvolti nell’indagine, appartenenti a 25 imprese del campione globale, indicano le “Convenzioni e Sconti – Cost-saving” come area di maggior interesse (85% dei lavoratori intervistati). A seguire, sono ritenuti particolarmente interessanti l’ambito dei “Servizi alla Persona” (76%) e della “Previdenza e Sanità integrative“ (73%).

Scendendo nel dettaglio, il singolo servizio scelto come prioritario dal campione di dipendenti risulta la “Formazione oltre gli obblighi legislativi” (scelta dal 55% del totale). Tra le soluzioni di maggior interesse rientrano anche la Flessibilità degli orari di ingresso e uscita (48%), le Convenzioni per prestazioni sanitarie / odontoiatriche (48%), l’applicazione di soluzioni di Smart Working / Lavoro Agile (45%) e le Convenzioni e Sconti con esercizi commerciali (34%).

La maggior parte dei dipendenti (68%) si dichiara disponibile a ricevere un premio di produttività o un aumento di retribuzione convertito in Welfare Aziendale. Emerge inoltre che i dipendenti partecipanti sono disponibili in maggioranza (65%) a mettere a disposizione il proprio tempo e competenze a servizio di progetti per la comunità promossi dall’azienda, su almeno 12 ambiti di attività, in particolare: recupero scolastico, cucina, sport, lingue, informatica.

 

Figura 4 – 15 fabbisogni prioritari espressi dai dipendenti delle aziende del campione. I dati indicano la percentuale di dipendenti sul totale, che hanno indicato hanno indicato di avere bisogno dei servizi di Welfare Aziendale elencati.

 

Percezione dei servizi esistenti e del trend di sviluppo

Il giudizio della maggioranza dei dipendenti sui servizi complessivi esistenti in ottica Welfare Aziendale si situa tra lo “scarso” e il “sufficiente”, anche se la valutazione risulta variabile in base all’area di Welfare considerata.

L’andamento nel tempo delle pratiche delle imprese è giudicato dai dipendenti prevalentemente stabile o in miglioramento, in pochi casi in peggioramento.

I lavoratori indicano infine come possibilità di miglioramento principalmente l’aumento del numero di servizi di Welfare a disposizione, ma anche un rafforzamento della conoscenza degli stessi e un incremento della loro qualità.


Modalità di fruizione dei servizi di Welfare

Al momento dell’indagine, i servizi di Welfare Aziendale sono fruiti dai dipendenti prevalentemente senza l’intermediazione di piattaforme web (70%). Dove queste esistono, i giudizi sono sostanzialmente intermedi.

La maggior parte dei dipendenti (68%) si dichiara disponibile a ricevere un premio di produttività o un aumento di retribuzione convertito in Welfare Aziendale.


Considerazioni

I risultati ottenuti sono rilevanti per conoscere meglio pratiche di Welfare Aziendale in corso, percezioni, bisogni e implicazioni di fronte alle nuove sfide per il Welfare Pubblico e per le imprese, in un una nuova ottica di Welfare di Comunità. Dall’altro consentono di incrociare meglio la domanda e l’offerta di servizi per co-progettare soluzioni di Welfare Aziendale-Territoriale all’interno dei laboratori della Rete modenese, attraverso un apposito “Catalogo di Servizi di Welfare a Km0”.

L’attività di incrocio e di co-progettazione intende posizionarsi ad integrazione dei servizi di Welfare proposti dalle piattaforme on-line esistenti da parte delle imprese verso i loro dipendenti e soprattutto per rivolgersi alle PMI che non hanno ancora piani aziendali di Welfare.

Dal punto di vista delle singole imprese che hanno preso parte alla rilevazione, i dati raccolti sono stati messi a disposizione dei Responsabili Risorse Umane in modo gratuito, attraverso un report personalizzato contenente le preferenze espresse dai propri dipendenti in modo aggregato ed anonimo.

Per molte imprese locali si tratta della prima esperienza di approccio conoscitivo sul tema rivolto ai dipendenti, un’opportunità di crescita in termini di consapevolezza, migliore valutazione e valorizzazione delle azioni di WA informali in corso, nonché occasione di ascolto e di Employee Engagement.  Da evidenziare sotto questo profilo, la disponibilità dei dipendenti coinvolti a fornire un loro apporto di competenze per azioni di supporto al benessere e Welfare Territoriale su diversi ambiti: supporto scolastico, informatico, assistenziale, sportivo, culturale.


Approfondimenti

Download indagine:
www.comune.modena.it/welfare/welfare-aziendale/survey-welfare-aziendale-modena-2018-completa-8-05

Progetto “Rete Welfare Aziendale-Territoriale Modena”:
www.comune.modena.it/welfare/welfare-aziendale

 

 

 

Una Rete tra aziende, enti pubblici e no-profit per il Welfare Aziendale e Territoriale a Modena

 

La Rete Welfare Aziendale-Territoriale di Modena

Il progetto “Rete Welfare Aziendale-Territoriale Modena”, promosso dal Comune di Modena, in partnership con la provincia di Modena e con il finanziamento della Regione Emilia-Romagna, è uno strumento-laboratorio volto a promuovere un Welfare mix ed in particolare favorire l’incrocio tra domanda di servizi di Welfare Aziendale-Territoriale per dipendenti di imprese e loro famiglie.

La Rete è stata attivata nel 2017, con il coordinamento di Focus Lab, e prevede un percorso triennale di attività di aggiornamento, indagini conoscitive, visite aziendali, laboratori di confronto di pratiche di Welfare e di co-progettazione con sperimentazione concreta di servizi di Welfare Aziendale a “Km0” in particolare per Piccole e Medie Imprese e loro dipendenti.

Le attività svolte, che proseguiranno fino a fine 2019, si basano su un approccio multistakeholder. Ad oggi aderiscono e partecipano attivamente oltre 80 attori, tra cui imprese di varie filiere, associazioni imprenditoriali, imprese sociali, organizzazioni sindacali, centri di formazione, reti di imprese, associazioni di volontariato, Università di Modena e Reggio, Fondazioni, Comune di Modena.

A fine 2018, sono stati realizzati complessivamente 10 workshop di co-progettazione con oltre 300 presenze, 2 indagini conoscitive, e sono stati sviluppati 4 progetti in partnership tra le organizzazioni aderenti.

Per info e materiali: www.comune.modena.it/welfare/welfare-aziendale.


L’Indagine sulle pratiche e i fabbisogni di Welfare Aziendale-Territoriale 2018

Per dare avvio al percorso 2018 e costruire una base di conoscenza aggiornata sul tema, è stata realizzata una survey di ascolto-rilevazione strutturata su due livelli, al fine di rilevare le Pratiche in corso in un campione di aziende modenesi e i Fabbisogni di Welfare Aziendale dei loro dipendenti. La rilevazione ha coinvolto 50 Responsabili Risorse Umane e 472 dipendenti di imprese di varie dimensioni, rappresentative di 13 settori produttivi del territorio modenese.

Si tratta della prima indagine in provincia di Modena e in Emilia-Romagna sul tema promossa da un Ente pubblico.

Le aree di indagine hanno riguardato complessivamente 7 ambiti: Convenzioni e Sconti (Cost Saving); Servizi Salva-Tempo (Time Saving); Conciliazione Vita-Lavoro (Work-Life Balance); Previdenza e Sanità; Servizi alla Persona (People Care); Sviluppo delle competenze dei dipendenti; Welfare Territoriale.

I risultati ottenuti hanno consentito di conoscere meglio le pratiche di Welfare Aziendale in corso, percezioni, bisogni e implicazioni di fronte alle nuove sfide per il Welfare Pubblico e per le imprese. Dall’altro hanno dato la possibilità di incrociare meglio la domanda e l’offerta di servizi per co-progettare nuove soluzioni all’interno dei laboratori della Rete modenese.


Il Catalogo Servizi di Welfare

Contestualmente ai risultati emersi dalla survey, è nata l’esigenza di raccogliere in modo sistematizzato e aggiornato l’offerta diversificata di servizi di Welfare Aziendale/Territoriale, erogabili da subito, da specifiche organizzazioni profit e no-profit esistenti sul territorio modenese.

A questo scopo sono stati rilevati i servizi di Welfare erogati da 15 fornitori privati, pubblici e no-profit aderenti alla Rete, su 7 ambiti corrispondenti alle aree di indagine. I servizi, descritti nel dettaglio in termini di obiettivi, modalità di erogazione e contatti, sono stati raccolti in un apposito “Catalogo” disponibile online.

Il documento, primo su scala locale di catalogazione sui temi di Welfare, contiene ad oggi 57 Servizi di Welfare Aziendale-Territoriale offerti. I servizi a disposizione possono essere scelti dalle aziende e dai loro dipendenti sulla base dell’interesse/bisogno, e fruiti (in alcuni casi) a prezzi scontati rispetto al mercato, grazie ad un apposito Protocollo d’Intesa stipulato tra i soggetti aderenti (aziende e fornitori e PA), che verrà stipulato nei prossimi mesi.


La Welfare Card Modena

Per facilitare la diffusione della conoscenza e la fruizione dei servizi di Welfare su scala locale contenuti nel Catalogo, i gruppi di lavoro multistakeholder avviati nel corso delle attività 2018 hanno co-progettato uno strumento ad-hoc: la Welfare Card Modena, che verrà messa a disposizione di tutti i dipendenti delle aziende della Rete interessate al progetto. Ogni dipendente titolare di Welfare Card potrà, consultando il Catalogo, contattare direttamente i fornitori dei servizi e usufruirne con la possibilità di ottenere gli sconti specifici indicati. Questo consentirà alle aziende sprovviste di un piano di Welfare Aziendale di mettere a disposizione una serie di servizi trasversali per tutti i dipendenti, ma allo stesso tempo darà la possibilità alle aziende più strutturate di migliorare e integrare e completare il proprio portafoglio di servizi con fornitori locali. 

La Welfare Card prevede tappe di sperimentazione nel 2019, valutazione e in corso d’opera, aggiornamento del Catalogo Servizi di Welfare, parallellamente ad altre attività di laboratorio della Rete, visite aziendali e approfondimenti di pratiche di Welfare Aziendale e Territoriale e loro diffusione.

 

 

 

Filiere Industriali regionali e Sustainable Development Goals ONU. 
La Roadmap della Regione Emilia-Romagna

 

La Regione Emilia-Romagna ha promosso una road-map di workshops itineranti di promozione e confronto tra imprese sui Sustainable Development Goals SDGs – Agenda 2030 ONU, che hanno coinvolto inizialmente oltre 40 imprese appartenenti alle filiere del Meccanico-Automotive e dell’Agro-Food. Dai lavori sono emerse più di 180 pratiche in corso coerenti con 6 SDGs e circa 100 idee-proposte di innovazione sostenibile. 

L’Agenda 2030 ONU, approvata nel 2015 da 193 Paesi, mira al raggiungimento di 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) al 2030, declinati in 169 targets, con un approccio integrato alle dimensioni economiche, ambientali e sociali, con livelli di applicazione locale e globale, da parte di imprese ed Enti pubblici. La natura trasversale dei 17 obiettivi e dei 169 target in cui questi sono declinati, impone un approccio multi-stakeholder per dare applicazione locale e per generare impatti positivi di tipo economico, ambientale e sociale sui territori.
 

La Roadmap regionale Filiere & SDGs- Agenda 2030

L’Assessorato Attività Produttive della Regione Emilia Romagna, con il supporto tecnico e la facilitazione di Focus Lab, ha promosso nel corso del 2017 una Roadmap di approfondimento e confronto strategico dedicati a filiere industriali chiave per la l’economa regionale: Meccanica-Automotive e Agro-Food.

I 2 workshops realizzati tra luglio e ottobre, hanno rappresentato uno dei primi casi di lavoro su scala nazionale sulle relazioni tra imprese delle filiere industriali e SDGs. I workshops sono stati ospitati presso sedi di aziende appartenenti alle due filiere considerate, con testimonianze di referenti di imprese di altri settori, e visite guidate.

Il cuore dei workshops, il confronto di nuove idee e soluzioni,  sono stati i World Café, un metodo di brainstorming strategico di idee con discussione “circolare e incrementale” tra Amministratori delegati a Responsabili Risorse Umane, Sostenibilità, CSR.

l confronto si è sviluppato in particolare su 6 ambiti tematici corrispondenti ad altrettanti SDGs, ritenuti strategici per le due filiere: SDGs 9 e 12 – Innovazione e produzioni Sostenibili; SDGs 3 e 11 – Città Sostenibili, Benessere; SDGs 4 e 8 – Istruzione di qualità, Buona Occupazione.

Hanno partecipato alle attività oltre 40 imprese tra le più rilevanti delle due filiere, tra cui grandi realtà come Alce Nero, Bonfiglioli, Coop Alleanza 3.0, Ducati, Emak, Fico Eataly World, Gruppo Coesia, IMA, Parmacotto, ma anche start-up innovative come Horta, aziende agricole impegnate sulla sostenibilità, e Consorzi di prodotti di eccellenza come l’Aceto Balsamico di Modena e il Parmigiano Reggiano.

Dai primi 2 workshops, sono emerse complessivamente circa 180 azioni già attuate in coerenza con l’Agenda 2030, che possono essere valorizzate sia in termini di posizionamento regionale che come punti di forza delle singole filiere; inoltre, dal dialogo sono state condivise più di 100 soluzioni realizzabili, anche in partnership tra le imprese regionali. Infine, i workshop hanno rappresentato un importante contributo delle imprese a migliorare le policy della Regione E-R di supporto allo sviluppo e innovazione per il territorio.

 

Risultati dei Workshops di confronto tra imprese


Filiera Meccanica-Automotive & SDGs

Dal primo workshop, ospitato presso il MAST – Gruppo Coesia di Bologna, sono emerse 90 pratiche in corso da parte delle 20 aziende partecipanti, su temi come l’introduzione di  processi e prodotti più innovativi, azioni di risparmio energetico evoluto, uso di fonti rinnovabili, trasporti meno impattanti, azioni di Welfare Aziendale, formazione continua per i propri dipendenti, nonché azioni di supporto a vari soggetti del territorio.

Sono scaturite inoltre 60 idee e spunti di ulteriore innovazione ispirati dagli SDGs considerati, per la creazione di valore condiviso lungo la filiera meccanica in numerosi ambiti: in sintesi, l’adozione di nuovi modelli di business in ottica 4.0 e SDGs, la progettazione di nuovi impianti e prodotti meccanici con criteri di economia circolare (durabilità, efficienza energetica, recuperabilità, nuovi servizi); migliori pratiche e tecnologie di monitoraggio e misurazione dei consumi al fine di ottimizzare processi, e prodotti con nuove procedure gestionali anche low-cost lungo il loro ciclo di vita, dalla progettazione, trasformazione, logistica, commercializzazione, servizi post-vendita.

Inoltre, è emersa la necessità di aggiornare competenze interdisciplinari professionali lungo la filiera e all’interno delle aziende, approcci collaborativi per gestire modelli di Industria 4.0 Sostenibile, aumentare le partnership con il mondo della formazione permanente e il sostegno al territorio per la coesione e inclusione sociale, condizione di benessere qualitativo di un territorio. Come condizioni di supporto, si rendono necessarie azioni per il benessere dei dipendenti insieme al rafforzamento di comportamenti coerenti tra politiche e pratiche, dai manager ai neo-assunti, a rapporti socialmente responsabili lungo la filiera sub-fornitura.

 

Filiera Agro-Food & SDGs 

Nel 2° workshop, ospitato presso il Consorzio del Parmigiano Reggiano a Reggio Emilia, le 25 aziende partecipanti hanno indicato complessivamente 93 iniziative già rispondenti ad obiettivi ONU. Da varie azioni di efficientamento energetico con innovazioni tecnologiche e gestionali, all’utilizzo di sensori per una migliore gestione agricola delle attività e nell’uso delle materie prime; dalla sostituzione di sostanze e materiali più impattanti alla riduzione di packaging con nuovi materiali bio-compostabili; da valutazioni tecnico-ambientali su specifiche filiere produttive a progetti in partnership con coltivatori e Università e azioni di divulgazione e inclusione del mondo della Scuola.

Sono emerse inoltre 51 idee indicate dagli imprenditori come ambiti di ulteriore innovazione che gli SDGs possono ispirare per la filiera: dallo sviluppo di tecnologie innovative e digitali al servizio della produzione agricola sostenibile e nella misurazione degli impatti ambientali lungo il ciclo di vita dei prodotti agricoli; dalla progettazione di nuovi servizi tra produttore e clienti ad azioni di Economia Circolare con il recupero di scarti alimentari; dalla ricerca di nuovi imballaggi a nuove etichette più trasparenti sulla filiera di produzione;  dalla collaborazione tra produttori, autotrasportatori e GDO per rendere la logistica più sostenibile all’adozione di nuovi modelli di partnership commerciali per i prodotti di eccellenza, dalla promozione di BioDistretti, allo sviluppo dell’Agricoltura Sociale e della multi-funzionalità dell’agricoltura; dall’aggiornamento formativo delle competenze delle risorse umane allo sviluppo di nuove azioni di educazione al consumatore con nuovi canali.

In sintesi, le opportunità per le imprese e per le filiere industriali della Regione Emilia-Romagna per l’Agenda 2030-SDGs sono diverse: cogliere nuove opportunità di business sostenibile; valorizzare attività già realizzate dalle azienda in ottica di innovazione sostenibile; attivare nuove partnerships multi-stakeholders in vari ambiti (cultura, formazione, smart city, innovazione e inclusione sociale); favorire lo sviluppo di reti di imprese per progetti con nuove relazioni commerciali, istituzionali e sociali.

 

 

 

L’Agricoltura Sociale: un approccio di supporto all’attuazione dell’Agenda 2030 ONU

 

In Italia sono oltre 1000 le esperienze di agricoltura sociale attive, con oltre 390 cooperative sociali che danno lavoro a 4 mila occupati e creano più di 200 milioni di euro di fatturato. L’agricoltura sociale rappresenta anche un approccio di responsabilità sociale d’impresa (CSR) e un contributo al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 Onu. Le esperienze mappate nelle province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza.

La legge 141/2015 definisce e delimita l’agricoltura sociale e ne individua quattro ambiti di azione:
– l’inserimento socio-lavorativo di soggetti svantaggiati o con disabilità
– servizi per le comunità locali attraverso l’agricoltura
– servizi terapeutici anche attraverso animali e coltivazioni
– educazione ambientale e alimentare, anche attraverso fattorie sociali e didattiche.

In Italia, secondo dati del ministero per le Politiche agricole
e forestali, sarebbero oltre 1000 le esperienze di agricoltura sociale attive, con oltre 390 cooperative sociali che danno lavoro a 4 mila occupati e creano più di 200 milioni di euro di fatturato.

L’agricoltura sociale rappresenta anche un approccio di responsabilità sociale d’impresa (CSR) e un contributo al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 Onu, nuovo riferimento di politiche e azioni di sostenibilità per imprese
ed enti pubblici: in particolare i Goals 2 (Zero Hunger), 8 (Economic Growth & Decent Work), 10 (Reduced Inequalities), 12 (Responsible Consumption & Production), 17 (Partnership for the Goals).


Pratiche di agricoltura sociale in tre province dell’Emilia- Romagna

Una recente mappatura sulle province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza – svolta a cura di Focus Lab nel 2017 nell’ambito del Laboratorio CSR Emilia-Ovest promosso dai relativi Comuni capoluogo, Province e CCIAA – ha individuato circa 100 casi-esperienze in corso di agricoltura sociale (AS). La maggioranza (89) ricade in attività agricole prevalentemente di educazione ambientale e alimentare (es. fattorie didattiche). Sono numericamente ancora minoritarie le esperienze di agricoltura sociale focalizzate sull’inclusione sociale, anche se di rilevanza qualitativa. Da quanto emerso dal campione dei 20 casi approfonditi sul totale delle esperienze mappate, le attività di inclusione ed educazione sono svolte sia da imprese profit che non profit, con diversi approcci, percorsi, livelli di applicazione e diverse tipologie di destinatari: persone con disabilità di varia natura o persone in situazioni di difficoltà con percorsi di recupero da varie dipendenze.


Co-progettazione multistakeholder per nuove pratiche di agricoltura sociale a Parma

Dopo la mappatura 2017, il progetto CSR Lab Emilia-Ovest ha previsto per il 2018 un Laboratorio dedicato di co- progettazione di progetti pilota di agricoltura sociale con 4 workshop per promuovere e valorizzazione buone pratiche. Come prima iniziativa si segnala un progetto di vendita di prodotti di eccellenza della filiera agro-alimentare locale e articoli in ottica di green economy, realizzato in collaborazione tra aziende agricole, aziende di altri settori che acquistano tramite i loro dipendenti prodotti confezionati da imprese sociali che includono persone disabili.

Un altro progetto è quello denominato AgroSvoltare Hub. Il progetto opera con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo sostenibile del territorio, impiegando metodi di coltivazione biologici in armonia con la natura e sostenendo l’inserimento sociale e lavorativo di rifugiati, richiedenti asilo, disoccupati e persone in difficoltà che desiderano ritrovare l’autonomia attraverso uno specifico programma di formazione agricola.  

L’Hub, inserito nel Vivaio forestale Scodogna di Collecchio (Pr) produce agricoltura etica e biologica destinata alla vendita diretta e alla fornitura gratuita ad associazioni e mense sociali, per valorizzare la cultura agricola locale e condividere con il territorio modelli solidali di produzione e di consumo.

Oltre 15 persone in carico a Svoltare sono impegnate e formate nei lavori di agricoltura in terreni che hanno complessivamente un’estensione di 6 ettari coltivati a orto biologico e interamente lavorati a mano, in un frutteto con 300 alberi da frutta antica della biodiversità emiliana o nella produzione di miele biologico.

Guidati dagli esperti agronomi dell’azienda Stuard, azienda sperimentale di proprietà pubblica e dai formatori di Agriform Scarl, le persone in carico acquisiscono competenze professionali che vengono certificate secondo le normative regionali in materia di formazione professionale, per poi essere avviate in percorsi di inserimento lavorativo in aziende agricole del territorio.

Gli sviluppi futuri del progetto avranno tre direttrici:
– avvio di un secondo polo di produzione agricola in località Torrechiara (Val Parma)
– avvio nel polo di produzione agricola di Collecchio (Val Taro) di progetti specifici per persone disabili
– avvio di un laboratorio di trasformazione presso gli Istituti penitenziari di Parma nei quali conferire parte della produzione orticola e degli alberi da frutta per la produzione di conserve alimentari impiegando detenuti.

A queste attività, faranno seguito altri 4 workshop nel corso del 2019 per sviluppare nuovi progetti di agricoltura sociale in ottica di partnership.

 

 

Progetto Interreg TRIS – Simbiosi Industriale

 

Il progetto TRIS (Interreg Europe) vuole supportare le autorità pubbliche a sviluppare attività mirate ad aumentare l’efficienza d’uso delle risorse e la competitività delle PMI introducendo pratiche di Simbiosi Industriale (SI).

L’obiettivo è favorire una più diffusa applicazione di pratiche di SI a livello regionale attraverso l’identificazione degli elementi che ostacolano o, viceversa, rendono possibile l’applicazione estesa e duratura di tali pratiche in diverse regioni Europee.

Come risultati, il progetto intende:
– Aumentare la sensibilità e la conoscenza a livello locale nei confronti del tema della Simbiosi industriale, e dei benefici economici e ambientali a essa connessi.
– Sviluppare la cultura della collaborazione nel territorio.
– Contribuire a portare il tema della SI all’attenzione anche dell’agenda politica europea.
– Produrre un Action Plan regionale (Fase 1) e sua implementazione (Fase 2).

Focus Lab supporta le attività di Aster, partner tecnico per la Regione Emilia- Romagna, attraverso varie azioni:

a) Facilitazione del percorso partecipato per la raccolta di elementi utili alla redazione dell’Action Plan del progetto TRIS per l’Emilia-Romagna;

b) Contributo alla redazione dell’Action Plan del progetto TRIS per l’Emilia- Romagna; 

c) Contributo al monitoraggio dell’Action Plan del progetto TRIS per l’Emilia- Romagna nel periodo aprile 2019 – marzo 2021.

 

Tecnologia, edilizia e innovazione: Imprenditori ospiti a Ecovillaggio Montale

 

Un impegno a 360 gradi sulla ecosostenibilità, per progettare e costruire in modo ecologicamente consapevole. Questo il tema conduttore della visita aziendale in Ecovillaggio Montale con protagonisti imprenditori impegnati nella bioarchitettura e bioedilizia.

L’incontro previsto nel programma “Sustainability Management & Innovation: azioni di informazione e sensibilizzazione tra Competitività e Responsabilità Sociale di Impresa”, è stato organizzato da Zenit Formazione in collaborazione con l’Associazione Aziende Modenesi per la RSI e il supporto di Focus LAB. Si tratta di percorsi formativi e di consulenze personalizzate rivolte alle imprese sui temi della “Green Innovation” con il finanziamento della Regione Emilia-Romagna e del Fondo Sociale Europeo.

Il gruppo di imprenditori è stato accolto lunedì 11 dicembre dal team di Ecovillaggio Montale per una presentazione iniziale del progetto:

“In questo quartiere ecoresidenziale – spiega Silvia Pini ideatrice e imprenditrice– nulla è lasciato al caso e ogni elemento concorre alla creazione del comfort abitativo fuori e dentro casa: dalla cromoterapia con la scelta dei colori pastello delle residenze e del verde colore dell’equilibrio alla massima efficienza energetica degli appartamenti che sono certificati Nzeb (Nearly Zero Energy Building – edifici ad energia quasi zero) e non utilizzano gas, alla raccolta delle acque piovane da utilizzare nei momenti di siccità. Un elemento importante dell’ecoquartiere è la mobilità sostenibile, una viabilità lenta che ricalca le centurie romane per coniugare passato, presente e futuro con lo stimolo alla mobilità elettrica”.

Costruire un quartiere è una sfida impegnativa e al tempo stesso un’opportunità di riqualificazione per il territorio e la comunità che lo vive. Il progetto di Ecovillaggio Montale parte nel 2010, in un momento buio per l’edilizia. Ma le scelte green e il modello ecologico prescelti hanno permesso di superare la crisi e rendere fattibile un obiettivo: cambiare rotta nel campo dell’immobiliare, introducendo innovazione sana nel modo di costruire e di abitare, nel rispetto della natura e della persona. Ecovillaggio Montale incorpora fin dall’inizio la scelta di abbandonare l’utilizzo di combustibili fossili per la climatizzazione, per questo ha già raggiunto l’obiettivo che per l’Unione Europea è al 2050 e si può definire un quartiere decarbonizzato.

Oggi Ecovillaggio Montale si presenta aperto e connesso alle generazioni future, grazie al mondo della scuola e delle università con cui condivide iniziative e percorsi formativi. In particolare sono attive collaborazioni e sinergia con l’università Agraria di Bologna, l’International School di Modena, l’Istituto per Geometri “Guarino Guarini”, l’Osservatorio Geofisica di Modena. Ecovillaggio è inoltre in contatto con alcuni professionisti quali il meteorologo certificato e divulgatore ambientale Luca Lombroso da cui nascono le ecopillole – cause e cure per un pianeta malato, per raccontare in modo semplice e applicativo la sfida della decarbonizzazione, un processo irreversibile nel mondo e già avviato in quartieri virtuosi come quello di Ecovillaggio.

Questo è il momento del fare, dell’agire consapevolmente per il futuro del Pianeta e quindi per preservare la nostra esistenza.
In linea con gli obiettivi della visita aziendale, gli imprenditori hanno potuto toccare con mano sistemi certificati costruttivi utilizzati in

Ecovillaggio e rappresentati dai Blocchi Cassero e solai in legno cemento ISOTEX, facendo anche un breve tour all’interno delle ecoresidenze.

“Occorre investire prima sulla progettazione poi sull’esecuzione – ha aggiunto l’imprenditrice Silvia Pini – per eliminare il pressapochismo nel mondo dell’edilizia. Ecovillaggio è una squadra dove ognuno apporta valore ed è consapevole che è possibile migliorare e migliorarsi sempre”.

Il bilancio è positivo per i promotori dell’iniziativa Loris Manicardi (Focus Lab) e Andrea Giacomozzi (Zenit Formazione):

“La visita guidata realizzata in Ecovillaggio di Montale ha rappresentato il perfetto punto di arrivo di un modulo introduttivo sui temi della sostenibilità dei prodotti e dei processi produttivi.
Ecovillaggio rappresenta infatti una sintesi tangibile di un lungo lavoro di integrazione tra progettazione, ricerca di prodotti sostenibili e metodologie costruttive green, con una attenzione costante agli aspetti di qualità della vita. Questo approccio integrato ha fatto il paio con i temi affrontati nel corso a cavallo tra novembre e dicembre 2017, proiettando nella concretezza del settore delle costruzioni sostenibili i concetti teorici anticipati ai partecipanti.

Questi, provenienti da esperienze molto diverse all’interno di imprese ed altre organizzazioni del territorio modenese, sono riusciti nel giro di tre giornate di formazione ad avere un quadro completo dei principali strumenti gestionali ambientali a disposizione delle imprese: in particolare sono stati approfonditi gli strumenti di certificazione ambientale di prodotto e processo, completati durante la visita in Ecovillaggio dagli approcci più recenti di certificazione delle prestazioni energetiche degli edifici, come per esempio il modello Nzeb (Nearly Zero Energy Building).”

All’incontro con gli imprenditori ha partecipato Leonardo Tombesi, modenese di 25 anni, prossimo alla laurea in Economia Internazionale con una tesi sui Sistemi di accumulo energetici, positivamente colpito dalla sintesi di ecosostenibilità rappresentata da Ecovillaggio:

“E’ interessante per un giovane sapere che esistono sul mercato abitazioni esteticamente belle, di grande tecnologia e con costi abbordabili. Ciò che mi affascina sono le sfide future di progettazione come l’area che sorgerà all’interno del parco di Ecovillaggio dove i giovani potranno ritrovarsi. Spazi di cui alcune città sono carenti e che invece all’estero sono molto diffuse”.

 

 

 

Baseline Review e Benchmarking su Goals e Target Agenda 2030 ONU (SDGs)

 

L’Agenda 2030 ONU, approvata nel 2015 da 193 Paesi, mira al raggiungimento di 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) al 2030, declinati in 169 targets su ambiti economici, sociali e ambientali, con un’applicazione locale e globale. I 17 SDGs sono il nuovo benchmark di riferimento del profilo di innovazione e Sostenibilità  di imprese e istituzioni, ed offrono nuove opportunità per anticipare i trend di cambiamento in vari settori economici, allinearsi ai best in class a livello internazionale, valorizzare attività già realizzate in ottica di innovazione sostenibile, attivare nuove partnership.

Focus Lab è tra le prime società in Italia a promuovere progetti e servizi di supporto per imprese, Enti Pubblici e organizzazioni no-profit per la definizione di strategie e azioni concrete coerenti con l’Agenda 2030 e i Sustainable Development Goals. 

Per un’azienda, la valutazione iniziale del posizionamento sui vari Goals e Target di Agenda 2030 è un punto di partenza fondamentale per definire i successivi approcci di azione. Consente all’azienda di fare emergere i propri punti di forza e le criticità sui 17 Obiettivi, le azioni in corso e le potenziali opportunità di sviluppo per definire una prima base di partenza per poi sviluppare una Strategia SDGs dedicata, anche grazie ad un’azione di benchmarking con altri player del settore e una rendicontazione strutturata attraverso un Bilancio di Sostenibilità. 

Focus Lab propone un supporto tecnico e operativo completo nelle attività di Review iniziale, in linea con i migliori approcci utilizzati a livello internazionale. Utilizziamo un metodo di valutazione che unisce misurazioni quantitative e qualitative, attività desk e in presenza (focus group, workshops), orientate a raccogliere tutte le informazioni essenziali a produrre una indagine accurata.  

A partire dal 2015, abbiamo realizzato circa 40 progetti dedicati alla realizzazione di azioni in attuazione dei 17 Global Goals con aziende, coinvolgendo direttamente oltre 200 aziende e decine di enti pubblici e altre organizzazioni. Abbiamo realizzato 7 Bilanci di Sostenibilità con riferimento ad Agenda 2030, coordinato 11 Laboratori di Aziende per la Sostenibilità sul tema, 6 Guide operative, 13 Eventi di formazione, Survey, interventi presso eventi nazionali e vari articoli sul tema pubblicati su riviste specializzate.

 

 

Realizzazione di Bilanci di Sostenibilità con riferimenti agli SDGs ONU

 

L’Agenda 2030 ONU, approvata nel 2015 da 193 Paesi, mira al raggiungimento di 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) al 2030, declinati in 169 targets su ambiti economici, sociali e ambientali, con un’applicazione locale e globale. I 17 SDGs sono il nuovo benchmark di riferimento del profilo di innovazione e Sostenibilità di imprese e istituzioni, ed offrono nuove opportunità per anticipare i trend di cambiamento in vari settori economici, allinearsi ai best in class a livello internazionale, valorizzare attività già realizzate in ottica di innovazione sostenibile, attivare nuove partnership.

Focus Lab è tra le prime società in Italia a promuovere progetti e servizi di supporto per imprese, Enti Pubblici e organizzazioni no-profit per la definizione di strategie e azioni concrete coerenti con l’Agenda 2030 e i Sustainable Development Goals. Il nostro approccio si focalizza sull’aggiornamento / coaching rispetto ai Goals, su azioni di Baseline Review per valutare il grado di allineamento rispetto ai target dell’Agenda e sulla definizione di Policy e Strategie per massimizzare le opportunità derivanti dall’attivazione di azioni di Sostenibilità  in linea con gli SDGs. 

In particolare, una azione di rendicontazione strutturata in relazione ad Agenda 2030 è un elemento fondamentale per un’azienda che vuole posizionarsi sul tema come leader e “al di la degli slogan”. Sono ormai centinaia le organizzazioni a livello mondiale che hanno scelto di posizionarsi in modo chiaro pubblicando Bilanci di Sostenibilità che raccolgono le performance e le strategie in relazione ai 17 Goals dell’Agenda.  

Come Focus Lab, siamo esperti nella misurazione e nella comunicazione degli impatti economici, ambientali e sociali di prodotti, processi e organizzazioni. Realizziamo Report e Bilanci di Sostenibilità per organizzazioni di vari settori e dimensioni, fin dagli albori del sustainability reporting. I nostri Bilanci di Sostenibilità sono conformi alle principali linee guida di riferimento a livello internazionale, come gli Standard del Global Reporting Initiative (GRI), la Direttiva Barnier, SASB, AA1000, o a livello nazionale alle richieste del Decreto Legislativo 254/2016 (DNF – Dichiarazione Non Finanziaria).

A partire dal 2015, abbiamo realizzato circa 40 progetti dedicati alla realizzazione di azioni in attuazione dei 17 Global Goals con aziende, coinvolgendo direttamente oltre 200 aziende e decine di enti pubblici e altre organizzazioni. Abbiamo realizzato 7 Bilanci di Sostenibilità con riferimento ad Agenda 2030, coordinato 11 Laboratori di Aziende per la Sostenibilità sul tema, 6 Guide operative, 13 Eventi di formazione, Survey, interventi presso eventi nazionali e vari articoli sul tema pubblicati su riviste specializzate.

 

 

Analisi di rischi e opportunità legati al Cambiamento Climatico

 

L’aumento dei danni provocati dai cambiamenti climatici ha contribuito ad aumentare l’attenzione sulla necessità di adattamento e di progetti di mitigazione del rischio nel settore pubblico e privato. Diverse organizzazioni hanno preso in considerazione seriamente le minacce derivanti dal cambiamento climatico avviando una dettagliata analisi di scenario, al fine di sviluppare una pianificazione e progettazione iniziale, che in alcuni casi ha portato all’implementazione di misure preventive. 

Un impegno costante e coerente con gli sforzi necessari per integrare la resilienza climatica deve diventare parte dei modelli business-as-usual, massimizzando le opportunità di innovare e fornire soluzioni convenienti di adattamento per le imprese e la società. Solidi piani di adattamento ai cambiamenti climatici sono quindi essenziali per le aziende e per le pubbliche amministrazioni che vogliono essere sostenibili nel tempo.

Come Focus Lab, siamo esperti sui temi ambientali da oltre 20 anni. Abbiamo promosso la Green Economy e l’Economia Circolare attraverso il supporto tecnico ad imprese di varie filiere produttive, Enti Pubblici, reti di imprese e organizzazioni no-profit, attraverso innovazioni di prodotto, processo e sistema.

Siamo in grado di supportare le organizzazioni nel valutare gli impatti dei cambiamenti climatici e ad attuare piani di adattamento efficaci. Siamo inoltre disponibili a realizzare rendicontazioni standardizzate per valutare e comunicare i rischi legati al Climate Change, in conformità con i più recenti framework internazionali come TCFD (Task Force on Climate Related Financial Disclosures).