In quanto impresa modenese B Corp, che da oltre 20 anni si impegna a promuovere soluzioni innovative per migliorare gli impatti ambientali e sociali, Focus Lab ha individuato 10 proposte pratiche rispetto alle emergenze di mobilità descritte sulla stampa locale come “calvari e odissee” quotidiane sulle principali tratte di lavoro da e verso i distretti industriali e villaggi artigiani della provincia, direzioni nord-sud ed est-ovest (Mirandola-Modena, Modena- Vignola, Modena-Sassuolo, Modena- Nonantola).
L’economia territoriale modenese, con settori leader di innovazione di prodotto e tecnologie nelle filiere della meccanica di precisione, del biomedicale, dell’agro-alimentare, del ceramico, non dovrebbe avere contraddizioni e paradossi di inefficienza ed esternalità negative di sistema, con modelli di spostamento casa-lavoro del secolo scorso, dai costi sempre più insostenibili economici, sociali e ambientali.
Gli effetti negativi di perenne emergenza sono paradossali per un territorio che si definisce innovativo e vorrebbe essere smart: ingorghi nei nodi nevralgici, code, tempi di trasferte quasi raddoppiatiper medie di 20 km con perdita di 10 giornate all’anno per singolo dipendente, inquinamento diffuso con un 27° posto su scala nazionale come qualità ambientale generale, 81° per per polveri sottili e 71° per ozono, con superamento dei 35 limiti previsti annualmente, stress diffuso, incidenti. In sintesi, impatti economici, sociali e ambientali insostenibili, per imprese, enti pubblici, singoli dipendenti e cittadinanza, come zavorra alla competitività del sistema territoriale-sociale-economico modenese.
Le cause sono varie, e altro paradosso, spesso dimenticate, ma ben visibili e note: 90% circa dei trasporti in provincia e città è fatto in auto; e su questo prevale il modello “1persona x 1macchina” che ingolfa strutture viarie, spazi e allunga tempi; l’irrazionale congiunzione dei flussi in entrata e in uscita dalle zone di lavoro allo stesso orario; la mancanza di alternative di trasporto pubblico, pressochè assenti con linee da e verso le zone artigianali e industriali, e nei pochi casi, non allineate agli orari aziendali tipici. In sintesi pratiche consolidate desuete individuali, aziendali e pubbliche, all’opposto di modelli utilizzati nelle città europee più competitive e innovative.
Le soluzioni proposte da varie parti finora sono però le stesse ripetute da decenni ma poco fattibili nel breve termine. Chi chiede nuove infrastrutture viarie non indica con quali risorse e con quali tempi di realizzazione, notoriamente lunghissimi e senza considerare i limiti urbanistici. Chi chiede più risorse per il Trasporto Pubblico Locale (TPL), necessarie ovviamente, ma dovrebbe prevedere un’offerta di corse e orari in modo da rendere i mezzi pubblici più attraenti rispetto all’uso dell’auto, con corse dedicate nelle zone industriali e coordinate. A Modena è già difficile garantire il trasporto delle linee normali scolastiche per carenza di autisti e in un anno sono diminuite le corse del 30%. Dunque più strade e più risorse sono soluzioni fattibili nel breve periodo?
Se si guarda alle migliori politiche di mobilità urbana e industriale in giro per il mondo, si punta a disaccoppiare la mobilità casa-lavoro con intermodalità e decarbonizzazione, con scelte strategiche di lungo termine, non di singolo mandato. Convertire la quota del 90% dei trasporti attuali su gomma verso linee ferro-tram di nuova generazione sugli assi nord-sud ed est-ovest della provincia e della stessa città di Modena sarebbe l’obiettivo strategico di lungo termine, ma facendo scelte da ora. Alcune linee su ferro erano già esistenti tra Mirandola e Modena e Modena Vignola, ma sono state soppresse. Il PNRR era, o forse è ancora, un’opportunità di risorse per rilanciare alcune di queste linee, ma restano i tempi lunghi.
10 proposte di soluzioni
Di seguito proponiamo 10 proposte che possono essere realizzate in tempi brevi, e senza particolari risorse:
- Prevedere un Piano Entrate e Uscite con orari differenziati da e per le zone industriali e artigianali, per evitare i colli di bottiglia negli assi direzionali alla stessa ora;
- Prevedere Piani Spostamenti Casa Lavoro (PSCL) con mezzi intermodali nelle imprese con più di 100 imprese (previsto dal decreto Rilancio ma non è pubblico il numero su quante lo fanno effettivamente a Modena);
- Promuovere la figura del Mobility Manager aziendale anche tra PMI in zone artigianali per razionalizzare la mobilità aziendale;
- Utilizzo di Car-Pooling tra dipendenti con premialità in funzione dei km fatti in condivisione; il car-pooling, per chi abita nelle stesse zone residenziali e lavora nelle stesse zone industriali, e senza necessità di soste, permette risparmi variabili da 500-800 euro annui in funzione dei km fatti;
- Navette aziendali casa-lavoro nelle grandi aziende per dipendenti provenienti da zone di residenza di prossimità; lo si faceva nel Dopoguerra, perché non ritentare?
- Dedicare linee del TPL esistente per le zone industriali ad orari sincronizzati con le uscite dei dipendenti con orari fissi;
- Bike to Work – dove possibile dal punto vista della sicurezza; permette risparmi economici ed ambientali, e ci sono incentivi economici regionali in merito;
- Smart Working leggero con 1 giorno alla settimana differenziato per aziende;
- Prevedere il Mobility Manager nei Comuni principali per organizzare gli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti pubblici e la figura dei Mobility Manager Scolastici per le Scuole Superiori;
- Utilizzo di App di Intelligenza Artificiale per programmare e ottimizzare Piani orari di entrata e uscita nelle ore gli orari di lavoro di grandi aziende e PMI nelle zone industriali, e per ottimizzare linee TPL con linee casa-lavoro anziché perpetuare bus o troppo pieni o troppo vuoti, dai costi fissi.
Sono 10 soluzioni prevalentemente “low cost”, realizzabili in tempi brevi, alternative e complementari, senza aspettare risorse dubbie per il TPL, o nuove infrastrutture dai tempi lunghi. Sono scelte operative di Mobility Management che prevedono però accordi evoluti tra imprese, associazioni imprenditoriali e Comuni e relativi dipendenti, in combinazione con l’uso di sistemi informativi e predittivi sui flussi già esistenti e un mix iniziale di incentivi su IMU e Tari per le aziende e dipendenti virtuosi. Occorrono coraggio politico, responsabilità sociale e visione per evolvere verso nuovi modelli e pratiche di governance urbana davvero smart e innovativi.
Se solo il 10% di dipendenti fossero messi in condizioni di utilizzare il mix di soluzioni proposte (car-pooling, navette aziendali, bike-to-work e smart-working, mezzi pubblici con linee nelle zone industriali, ed orari differenziati in entrata in uscita di mezzora) si fornirebbero soluzioni concrete di innovazione della mobilità modenese, con maggiore efficienza, tempi di vita migliori, minori emissioni pro-capite e di eco-sistema urbano, maggiore fluidità sulle strade, maggiore innovazione sociale. Oltre a dare risposte concrete, costituirebbe di fatto un Patto per il Clima intersettoriale applicato, con azioni di mitigazione e decarbonizzazione.
Domande di riflessione: è cosi difficile provare a cambiare mentalità, con un accordo intersettoriale per la mobilità casa-lavoro da parte di grandi imprese modenesi, Comuni principali, Provincia e associazioni di categoria, per darsi l’obiettivo, entro una legislatura di 4 anni, di avere il 10% di dipendenti di imprese e Comuni che adottano misure di intermodalità nelle tratte casa-lavoro ? O è meglio continuare a muoversi come nel 900, lamentarsi degli effetti e raccontarci che siamo un territorio innovativo ?
Leggi l’articolo pubblicato sul Resto del Carlino in data 9/12/24