Employee Engagement per soluzioni aziendali ai rischi climatici

 

 

Lo scorso 2 luglio abbiamo facilitato, come Focus Lab srl SB – B Corp, un workshop a Parigi insieme al team Fives Climate e ai responsabili delle filiali italiane del Gruppo Fives, azienda francese attiva a livello globale nella progettazione e realizzazione di soluzioni per l’efficienza energetica e la transizione ecologica. Al centro dell’incontro c’era una domanda concreta: come possiamo affrontare in modo efficace i rischi legati ai cambiamenti climatici, nei territori e nei siti in cui lavoriamo ogni giorno?

Abbiamo iniziato condividendo le valutazioni dell’analisi dei rischi climatici condotta dall’azienda, un’analisi dettagliata dei possibili impatti climatici futuri sulle varie sedi italiane, costruita su tre differenti scenari climatici. A partire da queste evidenze, abbiamo guidato una riflessione attiva sulle azioni di adattamento attuali e da realizzare in futuro nelle diverse sedi. Sono state esplorate le priorità di intervento legate ad aspetti fondamentali come edilizia, logistica, comfort e benessere lavorativo, soluzioni basate sulla natura e governance del rischio.

Il workshop non è stato solo un momento di confronto, ma anche di co-progettazione: i manager coinvolti hanno proposto soluzioni concrete da integrare nei processi e nella cultura aziendale.

Siamo lieti di aver supportato Fives nella costruzione di un percorso strategico che metta insieme competenze tecniche, conoscenza dei territori e coinvolgimento delle persone.

Essere parte di questo cambiamento, accompagnando i gruppi industriali a rendere il tema dei cambiamenti climatici parte della strategia aziendale, è ciò che ci motiva come Change Makers.

 

Plastic Credit: uno strumento emergente per la Plastic Neutrality

 

 

Ogni anno nel mondo si producono oltre 450 milioni di tonnellate di plastica, e circa 350 milioni diventano rifiuti. Di questi, una parte significativa finisce dispersa nell’ambiente, con gravi conseguenze per ecosistemi e comunità. In questo scenario, stanno guadagnando attenzione i Plastic Credit, ovvero crediti ambientali legati alla raccolta e al riciclo della plastica. Si tratta di uno strumento volontario che consente alle imprese di compensare parte del proprio impatto ambientale finanziando attività di recupero della plastica, spesso in contesti dove i sistemi di gestione dei rifiuti sono carenti.

Come funzionano?

Un Plastic Credit rappresenta un’unità trasferibile, rappresentante una quantità specifica di plastica raccolta dall’ambiente e possibilmente riciclataLe aziende possono acquistare questi crediti da organizzazioni che si occupano della raccolta e del riciclo, ottenendo così una certificazione del proprio contributo alla riduzione dell’inquinamento plastico.

Esistono crediti basati su diverse tipologie di raccolta o riciclo:

  • Raccolta manuale e meccanica: spesso in collaborazione con comunità locali, soprattutto in aree costiere o prive di infrastrutture adeguate.
  • Riciclo meccanico: separazione e trasformazione della plastica attraverso macinazione per generare nuovi prodotti.
  • Riciclo chimico: trattamento di plastiche miste o contaminate tramite pirolisi per trasformare anche i rifiuti plastici più difficili in olio, che può essere riutilizzato per produrre nuova plastica.

I crediti di plastica si basano sulla tecnologia blockchain per garantire tracciabilità, trasparenza e sicurezza nelle compensazioni ambientali. Ogni credito rappresenta una certa quantità di plastica raccolta e riciclata, e viene registrato su una blockchain pubblica o privata. Questo sistema impedisce duplicazioni, assicura l’autenticità dei dati e permette a chi acquista i crediti di verificarne la provenienza e l’impatto ambientale in tempo reale.

Vantaggi e limiti

I Plastic Credit rappresentano uno strumento innovativo per le imprese che desiderano ridurre il proprio impatto ambientale legato all’uso della plastica. Comunicare pubblicamente la loro adozione può rafforzare la reputazione aziendale, dimostrando un impegno concreto verso la sostenibilità. La loro flessibilità li rende un complemento efficace alle iniziative interne di riduzione e riciclo, e la natura fisica della plastica raccolta li rende più facilmente verificabili rispetto ad altri crediti ambientali, come i carbon credit.

Tuttavia, l’utilizzo dei Plastic Credit presenta anche alcune criticità. Se impiegati come unica strategia ambientale, possono essere percepiti come un tentativo di greenwashing. Inoltre, l’assenza di standard globali condivisi limita la possibilità di valutare l’efficacia reale dei crediti emessi.  Oggi, però, si stanno affermando sistemi di verifica avanzati, sviluppati da enti con consolidata esperienza in certificazione e ispezione, che adottano protocolli ufficiali riconosciuti e tecnologie trasparenti come la tracciabilità digitale e la blockchain. Questi meccanismi consentono di garantire che il rilascio dei crediti avvenga solo a fronte di quantità di plastica effettivamente rimosse dall’ambiente e sottoposte a verifica indipendente da organismi accreditati.

In sintesi

I Plastic Credit rappresentano un’opportunità interessante per le imprese che vogliono esplorare nuove vie verso la Plastic Neutrality, ma vanno considerati con consapevolezza, come parte di una strategia più ampia e responsabile.

Per saperne di più o valutare insieme come integrare i Plastic Credit nella tua strategia aziendale, non esitare a contattarci.

Focus Lab ottiene la 4° ricertificazione B Corp: una storia di impatto che continua con nuovi risultati

 

 
Focus Lab ha raggiunto un importante traguardo nella sua storia aziendale: la quarta ricertificazione B Corp con un B Impact Score di 154, uno dei più alti tra le oltre 330 imprese B Corp italiane. Questo risultato conferma il nostro impegno costante verso un modello di impresa sostenibile e rigenerativo.

Oltre al punteggio, ciò che ci rende davvero orgogliosi è il percorso intrapreso, fatto di sfide e di impegno continuo per consolidare i nostri valori. Da 24 anni, e a quasi 10 anni dalla nostra prima certificazione, continuiamo a credere nel nostro scopo originario, attraverso azioni volontarie di responsabilità e miglioramento della governance, con un impatto concreto su comunità, collaboratori, ambiente e clienti. Il nostro contributo si traduce in oltre 500 progetti interamente dedicati a sostenibilità e rigenerazione, con risultati tangibili e innovativi.

Cerchiamo di dare continuità a questo impegno, già riconosciuto negli anni passati con i premi B Change Makers e B for Community, grazie alla collaborazione con clienti, collaboratori e altri stakeholder. Per noi, B Corp non è solo una certificazione, ma un modello di trasformazione economica che promuove un sistema più equo, inclusivo e rigenerativo.

Nonostante la nostra dimensione di piccola impresa, continuiamo a rafforzare il nostro ruolo di Change Makers, portando nuove idee, sperimentando soluzioni e contribuendo attivamente al benessere delle persone e del pianeta.

Questo impegno si estende anche ai network di imprese B Corp: recentemente, siamo diventati co-promotori del primo B Local italiano, un’iniziativa che riunisce 18 imprese modenesi B Corp con l’obiettivo di generare impatti positivi nel territorio.

Scopri di più sui nostri progetti.

Nasce B Local Modena: il primo in Italia!

 

 

“Promuovere un modello di economia equa, inclusiva e rigenerativa sul territorio della provincia di Modena”. Con questo purpose è stata ufficializzata il 4 marzo 2025 la nascita della rete di imprese B Local Modena, prima sperimentazione in Italia che riunisce le aziende certificate B Corp della stessa provincia.

La certificazione B Corp viene rilasciata da B Lab a quelle aziende che soddisfano elevati standard di performance sociali e ambientali, di trasparenza e responsabilità, generando un impatto positivo su società, ambiente e comunità. Le aziende si misurano su cinque aree: ambiente, comunità, dipendenti, clienti e governance. Tutte le aziende che ottengono la certificazione sono tenute a modificare il proprio statuto, diventando società Benefit, e a misurare continuamente le performance, ricertificandosi dopo 3 anni.

B Corp non è solo una certificazione di sostenibilità ma un movimento globale di aziende che perseguono un nuovo paradigma economico per creare valore, oltre al profitto, verso le comunità, i dipendenti e il pianeta; affermando il modello di stakeholder governance. Ad oggi, il movimento B Corp riunisce oltre 9.000 aziende in più di 100 Paesi e 160 settori diversi. In Italia, il numero di B Corp è in costante crescita, con oltre 320 aziende.

Le imprese B Corp credono nel business come forza positiva, adottando il meglio degli strumenti gestionali, con criteri di interdipendenza e responsabilità condivise, e in linea con i 17 Goals dell’Agenda 2030 ONU.

Le 15 imprese B Corp e Benefit su scala provinciale che oggi fanno parte di B Local Modena sono: Acetum spa, Achab srl, ASZ srl, Bulgarelli Production srl, Doxee spa, Florim spa SB, Focus Lab srl, Garc spa, Garc Ambiente spa, Italgranitigroup spa, Kerakoll spa, KF srl, Palm spa, Terratinta Group srl, Vis Hydraulics srl. Altre 4 imprese modenesi sono in fase di certificazione.

15 aziende di 13 settori e dimensioni diverse (da grande a micro) che sviluppano un fatturato globale di 1 miliardo e 750 milioni di euro e contano in totale 5.120 dipendenti, uniscono da ora le forze per estendere impatti positivi del proprio business e in ottica di partnership.

Le attività di B Local Modena, in linea con B Lab Italia, si articolano su tre pilastri principali: il networking, per favorire occasioni di confronto e scambio tra le aziende B Corp su temi strategici di sostenibilità; l’advocacy, per diffondere la cultura della sostenibilità attraverso storie concrete di aziende locali e promuovere normative su temi cruciali; le partnership, con lo sviluppo di collaborazioni strategiche attraverso gruppi di acquisto, economia circolare e co-creazione di eventi sul territorio.

B Local Modena ha attivato tre gruppi tematici di confronto e co-progettazione per azioni su tematiche di ambiente/circolarità, comunità e cultura, ospitati da varie aziende, con la definizione di un board e di un Piano di Azione per il 2025. Il piano prevede vari obiettivi e iniziative tematiche da sviluppare durante i prossimi mesi, alcune di breve termine, ed altre più strutturate nel tempo in forma di partnership interne ed esterne con altre organizzazioni.

Le aziende B Corp modenesi hanno alle spalle la realizzazione di decine di progetti di sostenibilità ambientale, sociale e di governance, riassunti in un Book, ed hanno ottenuto negli anni vari riconoscimenti per i loro impegni.

B Local Modena intende inoltre collaborare con vari soggetti del territorio ed altre reti di imprese che vogliono contribuire attivamente a realizzare impatti positivi di responsabilità e rigenerazione ambientale e sociale. Inoltre, B Local Modena è disponibile a condividere la propria esperienza con tutte le aziende che siano interessate alla comunità B Corp.

La costituzione di B Local Modena si inserisce nel periodo di celebrazione annuale del movimento B Corp in tutto il mondo: il Mese B Corp. La nascita della rete modenese assume un valore ancora più significativo, sottolineando l’importanza della collaborazione tra diverse aziende per generare impatti positivi, su scala locale e globale.

Come Focus Lab, siamo orgogliosi di aver contribuito alla nascita di B Local Modena, avendo coordinato la realizzazione del Piano d’Azione per il 2025 e facilitato due dei tre tavoli di lavoro tematici.

Focus Lab firma due studi di Carbon Footprint di Prodotto del settore tessile

 

 

Focus Lab raggiunge un nuovo importante traguardo, accompagnando per la prima volta Linificio e Canapificio Nazionale s.r.l., storica azienda tessile di Bergamo, nello studio dell’impronta di carbonio di due suoi prodotti di punta.

Il progetto, durato un anno e certificato da Bureau Veritas, ha analizzato l’impatto ambientale di due filati 100% lino candeggiato: un filato con numero metrico 39 prodotto in Lituania e un filato con numero metrico 26 realizzato in Tunisia.

L’analisi, condotta secondo la norma UNI EN ISO 14067:2018, ha richiesto un intenso lavoro di collaborazione con i team di Linificio nelle sedi produttive di Lituania e Tunisia. Lo studio si è sviluppato attraverso quattro fasi fondamentali:

  • In primo luogo, è stato definito l’obiettivo e il campo di applicazione, determinando con precisione la funzione del sistema-prodotto e i suoi confini;
  • Successivamente, è stata effettuata una minuziosa raccolta dati riguardante tutti gli input dei processi produttivi, dalle materie prime all’energia utilizzata, fino ai materiali ausiliari. Questi dati sono stati raccolti sia dalle attività proprie di Linificio, che all’interno della sua filiera attraverso il coinvolgimento dei fornitori. Quando i dati primari non erano disponibili si è ricorso all’uso di banche dati e informazioni da letteratura scientifica;
  • La terza fase ha visto la creazione di un dettagliato inventario delle emissioni di gas serra (GHG), con la validazione dei dati raccolti e il calcolo delle emissioni di CO₂ e altri gas climalteranti;
  • Infine, è stata condotta un’analisi della Carbon Footprint, che ha permesso di identificare i principali hotspot di emissione GHG, con particolare attenzione al consumo energetico, confermandosi come una delle fonti di emissioni più significative del processo.

L’analisi è stata effettuata utilizzando la metodologia Life Cycle Assessment (LCA) attraverso il software OpenLCA, permettendo di quantificare in modo dettagliato le emissioni di CO₂ lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti.

Questo traguardo rappresenta un punto di svolta per Linificio e Canapificio Nazionale, che potrà ora avviare un percorso strutturato di valutazione e miglioramento delle performance climatiche legate al ciclo di vita dei propri prodotti. Al contempo, il progetto ha permesso a Focus Lab di arricchire ulteriormente il proprio bagaglio di competenze tecniche e operative sugli strumenti di supporto alla decarbonizzazione.

L’iniziativa conferma l’impegno a 360 gradi di Focus Lab nell’accompagnare le aziende verso un profilo di Sostenibilità sempre più elevato, attraverso azioni sia strategiche che operative ad impatto sociale e ambientale. Un impegno che, in qualità di B Corp, rappresenta non solo una missione aziendale ma un vero e proprio obiettivo etico nel supportare la transizione verso un’economia più sostenibile.

Forum 2024 Rete Welfare Aziendale-Territoriale Unione Terre d’Argine

 

Giovedi 5 dicembre, dalle ore 16.00, nella Sala del Consiglio Comunale di Carpi, si è tenuto il Forum pubblico di rendicontazione e presentazione di pratiche aziendali e di enti pubblici per il Welfare, Benessere e Parità di Genere.

La Rete Welfare ha la finalità di mettere in connessione imprese locali aderenti e fornitori di servizi Salva-Tempo, Servizi di Cura, Salva-Costi, Parità di Genere, Pratiche, Formazione continua, Attività di volontariato aziendale e culturale, rivolti ai dipendenti e alle loro famiglie, in sintesi per potenziare un Welfare territoriale di filiera corta.

La Rete ha un approccio di partnership multi-settoriale: promosso dai 4 Comuni dell’Unione con i singoli Assessorati ai Servizi Sociali, sostenuta dalla Regione E-R, a cui aderiscono circa 20 imprese e 40 organizzazioni non-profit del territorio.

Le attività 2024 hanno previsto diverse attività di informazione, ascolto-consultazione, sperimentazione: 2 survey di rilevazione delle pratiche aziendali di Welfare e Benessere, una sui fabbisogni di Welfare su 200 dipendenti, la predisposizione di nuove opportunità sul Portale Welfare che raggruppa oltre 90 servizi su 10 aree.

30 servizi disponibili per i dipendenti delle aziende e Comuni aderenti sono gratuiti e 25 sono scontati. Altre attività hanno previsto 6 workshop itineranti di formazione nei Comuni e presso Aziende locali, con confronto di testimonianze aziendali per aggiornare conoscenze e strumenti tra Comuni, imprese e associazioni del Terzo Settore.

È stata inoltre lanciata recentemente la campagna Servizi Salva-Tempo nei 4 Comuni dell’Unione. Alle varie attività hanno partecipato 130 persone tra Comuni, imprese e Terzo Settore.

Il portale ha visto 120 richieste di Servizi da parte dei dipendenti di aziende e imprese locali. L’esperienza della Rete è stata presentata in alcuni Festival, seminari di Università ed Enti Pubblici.

I lavori del Forum finale hanno visto i saluti di Daniela Tebasti, Sindaco di Campogalliano, e i risultati delle attività 2024, presentati da Walter Sancassiani di Focus Lab, coordinatore della Rete. Hanno seguito le testimonianze di Certificazione di Parità di Genere di Monica Argilli di Aimag spa, e la testimonianza sul tema Vita e Lavoro, Senso e impegni tra imprenditore e Dipendenti di Paolo Moscatti Presidente di Tec Eurolab srl. Hanno partecipato anche altre imprese, delle Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Carpi Tamara Calzolari, Fania Ferrari del Comune di Campogalliano, Laura Natali del Comune di Soliera, Elisa Casarini del Comune di Novi e rappresentanti di organizzazioni del Terzo Settore del territorio delle Terre d’Argine.

Alla rete e attività della Rete aderiscono attualmente i 4 Comuni e Unione Terre d’Argine, Azienda Servizi alla Persona dell’Unione, Coop CMB, Coop. Bilanciai, Aimag, Liu Jo, Garc, Twin Set, AGC, Angelo Po, e 40 organizzazioni presenti sul Portale. 

Visita il Portale della Rete Welfare Aziendale-Territoriale.

10 soluzioni proposte di intermodalità per superare i paradossi dell’emergenza Mobilità modenese

 

 

In quanto impresa modenese B Corp, che da oltre 20 anni si impegna a promuovere soluzioni innovative per migliorare gli impatti ambientali e sociali, Focus Lab ha individuato 10 proposte pratiche rispetto alle emergenze di mobilità descritte sulla stampa locale come “calvari e odissee” quotidiane sulle principali tratte di lavoro da e verso i distretti industriali e villaggi artigiani della provincia, direzioni nord-sud ed est-ovest (Mirandola-Modena, Modena- Vignola, Modena-Sassuolo, Modena- Nonantola).

L’economia territoriale modenese, con settori leader di innovazione di prodotto e tecnologie nelle filiere della meccanica di precisione, del biomedicale, dell’agro-alimentare, del ceramico, non dovrebbe avere contraddizioni e paradossi di inefficienza ed esternalità negative di sistema, con modelli di spostamento casa-lavoro del secolo scorso, dai costi sempre più insostenibili economici, sociali e ambientali.

Gli effetti negativi di perenne emergenza sono paradossali per un territorio che si definisce innovativo e vorrebbe essere smart: ingorghi nei nodi nevralgici, code, tempi di trasferte quasi raddoppiatiper medie di 20 km con perdita di 10 giornate all’anno per singolo dipendente, inquinamento diffuso con un 27° posto su scala nazionale come qualità ambientale generale, 81° per per polveri sottili e 71° per ozono, con superamento dei 35 limiti previsti annualmente, stress diffuso, incidenti. In sintesi, impatti economici, sociali e ambientali insostenibili, per imprese, enti pubblici, singoli dipendenti e cittadinanza, come zavorra alla competitività del sistema territoriale-sociale-economico modenese.

Le cause sono varie, e altro paradosso, spesso dimenticate, ma ben visibili e note: 90% circa dei trasporti in provincia e città è fatto in auto; e su questo prevale il modello “1persona x 1macchinache ingolfa strutture viarie, spazi e allunga tempi; l’irrazionale congiunzione dei flussi in entrata e in uscita dalle zone di lavoro allo stesso orario; la mancanza di alternative di trasporto pubblico, pressochè assenti con linee da e verso le zone artigianali e industriali, e nei pochi casi, non allineate agli orari aziendali tipici. In sintesi pratiche consolidate desuete individuali, aziendali e pubbliche, all’opposto di modelli utilizzati nelle città europee più competitive e innovative.

Le soluzioni proposte da varie parti finora sono però le stesse ripetute da decenni ma poco fattibili nel breve termine. Chi chiede nuove infrastrutture viarie non indica con quali risorse e con quali tempi di realizzazione, notoriamente lunghissimi e senza considerare i limiti urbanistici. Chi chiede più risorse per il Trasporto Pubblico Locale (TPL), necessarie ovviamente, ma dovrebbe prevedere un’offerta di corse e orari in modo da rendere i mezzi pubblici più attraenti rispetto all’uso dell’auto, con corse dedicate nelle zone industriali e coordinate. A Modena è già difficile garantire il trasporto delle linee normali scolastiche per carenza di autisti e in un anno sono diminuite le corse del 30%. Dunque più strade e più risorse sono soluzioni fattibili nel breve periodo?

Se si guarda alle migliori politiche di mobilità urbana e industriale in giro per il mondo, si punta a disaccoppiare la mobilità casa-lavoro con intermodalità e decarbonizzazione, con scelte strategiche di lungo termine, non di singolo mandato.  Convertire la quota del 90% dei trasporti attuali su gomma verso linee ferro-tram di nuova generazione sugli assi nord-sud ed est-ovest della provincia e della stessa città di Modena sarebbe l’obiettivo strategico di lungo termine, ma facendo scelte da ora. Alcune linee su ferro erano già esistenti tra Mirandola e Modena e Modena Vignola, ma sono state soppresse. Il PNRR era, o forse è ancora, un’opportunità di risorse per rilanciare alcune di queste linee, ma restano i tempi lunghi.

10 proposte di soluzioni

Di seguito proponiamo 10 proposte che possono essere realizzate in tempi brevi, e senza particolari risorse:

  1. Prevedere un Piano Entrate e Uscite con orari differenziati da e per le zone industriali e artigianali, per evitare i colli di bottiglia negli assi direzionali alla stessa ora;
  2. Prevedere Piani Spostamenti Casa Lavoro (PSCL) con mezzi intermodali nelle imprese con più di 100 imprese (previsto dal decreto Rilancio ma non è pubblico il numero su quante lo fanno effettivamente a Modena);
  3. Promuovere la figura del Mobility Manager aziendale anche tra PMI in zone artigianali per razionalizzare la mobilità aziendale;
  4. Utilizzo di Car-Pooling tra dipendenti con premialità in funzione dei km fatti in condivisione; il car-pooling, per chi abita nelle stesse zone residenziali e lavora nelle stesse zone industriali, e senza necessità di soste, permette risparmi variabili da 500-800 euro annui in funzione dei km fatti;
  5. Navette aziendali casa-lavoro nelle grandi aziende per dipendenti provenienti da zone di residenza di prossimità; lo si faceva nel Dopoguerra, perché non ritentare?
  6. Dedicare linee del TPL esistente per le zone industriali ad orari sincronizzati con le uscite dei dipendenti con orari fissi;
  7. Bike to Work – dove possibile dal punto vista della sicurezza; permette risparmi economici ed ambientali, e ci sono incentivi economici regionali in merito;
  8. Smart Working leggero con 1 giorno alla settimana differenziato per aziende;
  9. Prevedere il Mobility Manager nei Comuni principali per organizzare gli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti pubblici e la figura dei Mobility Manager Scolastici per le Scuole Superiori;
  10. Utilizzo di App di Intelligenza Artificiale per programmare e ottimizzare Piani orari di entrata e uscita nelle ore gli orari di lavoro di grandi aziende e PMI nelle zone industriali, e per ottimizzare linee TPL con linee casa-lavoro anziché perpetuare bus o troppo pieni o troppo vuoti, dai costi fissi.

Sono 10 soluzioni prevalentemente “low cost”, realizzabili in tempi brevi, alternative e complementari, senza aspettare risorse dubbie per il TPL, o nuove infrastrutture dai tempi lunghi. Sono scelte operative di Mobility Management che prevedono però accordi evoluti tra imprese, associazioni imprenditoriali e Comuni e relativi dipendenti, in combinazione con l’uso di sistemi informativi e predittivi sui flussi già esistenti e un mix iniziale di incentivi su IMU e Tari per le aziende e dipendenti virtuosi. Occorrono coraggio politico, responsabilità sociale e visione per evolvere verso nuovi modelli e pratiche di governance urbana davvero smart e innovativi.

Se solo il 10% di dipendenti fossero messi in condizioni di utilizzare il mix di soluzioni proposte (car-pooling, navette aziendali, bike-to-work e smart-working, mezzi pubblici con linee nelle zone industriali, ed orari differenziati in entrata in uscita di mezzora) si fornirebbero soluzioni concrete di innovazione della mobilità modenese, con maggiore efficienza, tempi di vita migliori, minori emissioni pro-capite e di eco-sistema urbano, maggiore fluidità sulle strade, maggiore innovazione sociale. Oltre a dare risposte concrete, costituirebbe di fatto un Patto per il Clima intersettoriale applicato, con azioni di mitigazione e decarbonizzazione.

Domande di riflessione: è cosi difficile provare a cambiare mentalità, con un accordo intersettoriale per la mobilità casa-lavoro da parte di grandi imprese modenesi, Comuni principali, Provincia e associazioni di categoria, per darsi l’obiettivo, entro una legislatura di 4 anni, di avere il 10% di dipendenti di imprese e Comuni che adottano misure di intermodalità nelle tratte casa-lavoro ? O è meglio continuare a muoversi come nel 900, lamentarsi degli effetti e raccontarci che siamo un territorio innovativo ?

 

Leggi l’articolo pubblicato sul Resto del Carlino in data 9/12/24

La certificazione di responsabilità sociale SA8000. Un caso nel settore Utilities.

Tra le certificazioni etiche più diffuse (soprattutto in Italia, dove al 2022 sono oltre 2000) troviamo sicuramente lo standard internazionale per la responsabilità sociale d’impresa SA8000, del Social Accountability International (SAI). 

Si tratta di uno standard volontario e certificato, applicabile a ogni tipo di organizzazione, che si basa sulla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, nelle Convenzioni nelle Nazioni Unite sui Diritti del Bambino e sulle Discriminazioni contro le Donne, e sulle ILO (International Labour Organization).

Princìpi chiave

I princìpi che promuove SA8000 riguardano i diritti dei lavoratori e il miglioramento delle condizioni del luogo di lavoro, definiti negli otto temi che compongono i requisiti principali per la certificazione:

1. Lavoro infantile 2. Lavoro forzato e obbligato 3. Salute e sicurezza 4. Libertà di associazione 5. Discriminazione 6. Procedure disciplinari 7. Orario di lavoro 8. Retribuzione

Fasi

Per l’ottenimento della certificazione SA8000 è necessario prima di tutto autovalutare l’applicazione di questi requisiti. Con l’autovalutazione, da effettuarsi tramite il Database SAI, è possibile per l’azienda comprendere la maturità del proprio sistema di gestione della responsabilità sociale, espressa con un punteggio che va da 1 (assenza di un sistema di gestione adeguato) a 5 (sistema di gestione ben sviluppato e in continuo miglioramento).

I requisiti devono essere monitorati e applicati in ottica di miglioramento continuo con un sistema di gestione dedicato. Questo processo coinvolge stakeholder interni ed esterni, quindi tutto il personale dell’azienda, dalla Direzione ai dipendenti, e anche fornitori e clienti, che devono allo stesso modo impegnarsi a rispettare gli otto requisiti appena elencati.

Per implementare gli elementi dell’SA8000 deve essere istituito un organismo apposito, il Social Performance Team (SPT), che monitora e applica il sistema di gestione.  

Il sistema di gestione include: istituzione del Social Performance Team; politiche, procedure e registri; identificazione e valutazione dei rischi; controllo delle attività; coinvolgimento interno e comunicazione; gestione e risoluzione dei reclami; verifica esterna e stakeholder engagement; azioni preventive e correttive; formazione e sviluppo delle capacità; gestione dei fornitori.

Inoltre devono essere previsti un apposito Manuale di Gestione, la pubblicazione di una Politica della Responsabilità Sociale e il Bilancio sociale, che include gli indicatori utilizzati per valutare gli otto temi, con relativi obiettivi di miglioramento.

L’azienda che vuole ottenere la certificazione del proprio sistema di gestione di responsabilità sociale deve sottoporsi ad audit da parte di un ente accreditato. Questo prevede due audit on site, il primo rivolto alla verifica dei documenti che attestano l’implementazione del sistema di gestione e il secondo per la verifica dello stato di applicazione del sistema. Segue il rilascio della certificazione, con audit di sorveglianza semestrale.

Per quanto concerne i vantaggi, ottenere la certificazione SA8000 permette all’azienda di dimostrare il proprio impegno dal punto di vista della responsabilità sociale, in particolare sul rispetto dei Diritti umani e della sicurezza i dipendenti e i fornitori, aumentando la credibilità e la reputazione aziendale, e stimolando a sua volta comportamenti virtuosi all’interno della catena di fornitura. I lavoratori sono maggiormente coinvolti e i loro diritti riconosciuti, e le loro condizioni lavorative sono in costante miglioramento.

Come aspetti di criticità da considerare, certificarsi ovviamente ha un costo, sia per l’ottenimento della certificazione che per il suo mantenimento, e questo potrebbe rappresentare un ostacolo soprattutto per le Piccole e Medie Imprese (PMI).

L’implementazione del sistema di gestione di responsabilità sociale è piuttosto complessa, e prevede un carico di lavoro aggiuntivo per i membri del Social Performance Team. La complessità dei requisiti comporta anche una certa rigidità di applicazione, per cui non sempre si adattano alle dinamiche aziendali di una piccola impresa. Questo implica un minimo grado di soggettività da parte dell’auditor che si ritrova a dover valutare l’implementazione dello standard.

Focus Lab B Corp ha già accompagnato un’azienda PMI del settore Servizi Ambientale della provincia di Reggio Emilia all’ottenimento della certificazione SA8000, e può essere disponibile ad offrire le sue esperienze e competenze, anche rispetto ad altre certificazioni come B Corp o varie certificazioni ISO su altri sistemi di gestione di sostenibilità. 

Per maggiori informazioni vedi la sezione Progetti

 

Rapporto ASVIS 2024: a che punto è l’Italia sullo Sviluppo Sostenibile?

 

Il Rapporto Annuale 2024 dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) ci restituisce un quadro allarmante sullo stato di avanzamento dell’Italia verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030.

I dati raccolti sono deludenti: su 37 obiettivi per il 2030 misurati, solo 8 sono realisticamente raggiungibili al ritmo attuale di progressi. Il resto, ben 22, risulta decisamente fuori portata, mentre altri 7 mostrano andamenti discordanti e incerti.

Tra le principali criticità spiccano i dati preoccupanti sulla dimensione ambientale. Il riscaldamento climatico sta mettendo a dura prova gli ecosistemi italiani, con il 73,4% degli stock ittici in stato di sovrasfruttamento e grandi difficoltà nel raggiungere il traguardo del 30% di aree marine e terrestri protette entro il 2030. Nel 2022. Inoltre, le ondate di calore hanno causato oltre 18 mila vittime nel nostro Paese. Certo, non mancano alcuni segnali positivi. Lievi miglioramenti riguardo le coltivazioni biologiche e l’energia pulita, mentre sul fronte dell’economia circolare i progressi sono più consistenti.

Sul fronte sociale, i dati sono scoraggianti, con l’aumento della povertà assoluta a 5,7 milioni di persone e il mancato calo delle disuguaglianze. Come segnale positivo si registrano lievi miglioramenti in campi come la salute, l’istruzione e la parità di genere.

Anche sul piano economico, i progressi sono minimi, ad eccezione del settore dell’economia circolare. Particolarmente preoccupante è il dato sulla spesa per ricerca e innovazione, ferma all’1,3% del PIL.

Infine, la dimensione istituzionale registra un peggioramento delle partnership internazionali e della governance interna, con ritardi cronici come quello della stabilizzazione del Servizio Civile Universale.
Di fronte a questo desolante quadro, l’ASviS propone un pacchetto di sei azioni prioritarie per accelerare la transizione verso uno sviluppo sostenibile.

  1. Definire un Piano di Accelerazione Nazionale per il conseguimento degli SDGs;
  2. Rendere operativo il programma per la coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile;
  3. Approvare la Legge sul Clima e attuare il Regolamento sul ripristino della natura;
  4. Rafforzare le politiche territoriali per ridurre le disuguaglianze;
  5. Attuare la “Dichiarazione sulle Future Generazioni” e rafforzare la partecipazione giovanile;
  6. Contrastare le disuguaglianze, anche affrontando i rischi dell’autonomia differenziata.

Insomma, il rapporto ASviS ci richiama con forza alla necessità di un cambio di rotta urgente, per riportare l’Italia sulla strada giusta e coltivare ora il nostro futuro. Sarà fondamentale l’impegno congiunto di istituzioni, imprese, società civile e cittadini per raggiungere gli ambiziosi traguardi dell’Agenda 2030.
 
Collegamento alla pagina interattiva ASVIS per ulteriori informazioni.

Employee Engagement su Diversity & Inclusion in CMS

 

 

Il 22 ottobre 2024, Focus Lab ha organizzato e facilitato 2 workshop di Employee Engagement con 40 dipendenti di CMS S.p.A., azienda del settore meccanico di Marano sul Panaro (Mo). 

L’obiettivo dei workshop era approfondire e confrontare prospettive su stereotipi e pregiudizi tra i dipendenti di diverse fasce di età, genere e nazionalità e si inserisce nell’ambito del Piano d’Azione per l’Inclusione e la Diversità avviato dall’azienda a seguito della certificazione sulla Parità di Genere PDR 125 ottenuta nel 2023.

Attraverso varie attività di lavoro individuale, a coppie e sessioni plenarie, i partecipanti hanno acquisito maggiore consapevolezza su elementi comuni e differenze all’interno del gruppo. Sono emerse sia situazioni positive, come gli obiettivi professionali condivisi, sia aree di miglioramento, come alcuni linguaggi e giudizi ancora condizionati da bias di genere.

Questo percorso si inserisce in una più ampia strategia aziendale di promozione dell’inclusione e della valorizzazione della diversità. Altre iniziative già avviate da CMS in questa direzione sono state l’organizzazione di una cena multietnica per favorire la conoscenza delle diverse culture presenti in azienda (7 nazionalità rappresentate) e momenti di celebrazione delle diversità religiose (ad esempio, la celebrazione della fine del Ramadan).

L’approccio utilizzato nei 2 workshop di Focus Lab è stato di tipo counseling, per incoraggiare un dialogo aperto e costruttivo tra i dipendenti.

L’obiettivo finale di questo progetto è il miglioramento continuo dell’inclusione e della diversità in azienda, attraverso un approccio partecipativo e di sensibilizzazione del personale.