Tra i molti aspetti che la S dell’acronimo ESG include, vi sono anche l’Empowerment femminile e la Parità di Genere. L’importanza di ridurre il gap tra i generi è stata individuata come priorità anche dall’ONU, che la inserisce nell’Agenda 2030 tra i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), al numero 5: “Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze”.
A conti fatti, questo Obiettivo rappresenta uno dei più sfidanti dell’Agenda 2030. A meno di 8 anni dalla “scadenza” fissata dall’ONU, nessun Paese al mondo ha davvero raggiunto la Parità di Genere.
In Italia, i dati indicano ampi divari e, pertanto, grandi margini di miglioramento.
Secondo i più recenti dati Istat, nonostante la maggioranza dei laureati sia donna, soltanto una su due lavora, con ampie differenze territoriali tra Nord, Centro e Sud. Un terzo delle donne occupate lavora part-time (contro l’8% degli uomini), e si stima che, tra queste, il part-time involontario raggiunga quota 60%. Inoltre, a parità di livello e mansione, le donne continuano ad essere pagate, di media, circa il 15% in meno degli uomini. Ulteriori divari si riscontrano nelle posizioni apicali e manageriali delle imprese, dove le donne rappresentano spesso una percentuale minoritaria.
Secondo le stime dell’Istituto Europeo per la Parità di genere (EIGE), nessun paese europeo ha colmato il divario di genere, calcolato tramite il Gender Equality Index. L’Italia, in particolare, si colloca al di sotto della media europea, con un punteggio di 63,8/100.
È in questo contesto, ricco di obiettivi sfidanti e modelli culturali su cui intervenire, che si colloca la nuova Certificazione per la Parità di Genere, descritta nella UNI/PdR 125:2022. Essa ambisce non solo a colmare le differenze salariali tra uomini e donne, ma soprattutto ad incorporare un nuovo paradigma culturale nel DNA delle organizzazioni, affinché si inneschi un cambiamento sostenibile e durevole nel tempo.
L’ottenimento della certificazione si basa sul raggiungimento di una serie di KPIs quantitativi e qualitativi, attraverso l’implementazione di un Piano Strategico che incorpora diverse aree:
- Selezione ed assunzione (Rectuitment);
- Gestione della carriera;
- Equità salariale;
- Genitorialità e cura;
- Work-Life Balance;
- Attività di prevenzione di ogni forma di abuso fisico, verbale, digitale (molestia) sui luoghi di lavoro.
Inoltre, la direzione deve dimostrare pieno impegno nel trainare questo cambiamento culturale, non solo rendendo effettive le politiche dichiarate ma anche dedicando budget, tempo e risorse necessari per il raggiungimento di obiettivi a breve, medio e lungo termine. Inoltre, è prevista la nomina di un comitato guida, che redige il piano strategico e stabilisce responsabilità e scadenze.
I vantaggi per le organizzazioni sono concreti. Da un lato, l’ottenimento della certificazione prevede l’esonero dal versamento dei complessivi contributi previdenziali per l’1% (fino a € 50.000 annui) e delle premialità nei bandi gara, avvisi e inviti per l’acquisizione di servizi, forniture, lavori e opere. Dall’altro, l’azienda beneficia di vantaggi a livello reputazionale, come dimostrazione concreta dell’impegno aziendale per una riduzione sostanziale del divario di genere.
Focus Lab è un partner in grado di accompagnare le organizzazioni nell’applicazione di policy e iniziative volte al raggiungimento della Certificazione e in politiche e progetti di Welfare Aziendale-Territoriale, su cui ha un’esperienza decennale ( https://focus-lab.it/progetti/ ).